
La canzone si chiama “Street of Minneapolis”, è nata in una notte di gennaio e porta addosso il peso di un nome: Alex Pretti.
Il Boss l’ha scritta sabato, poche ore dopo aver saputo della sua morte, e l’ha pubblicata oggi sui suoi canali social, trasformando il lutto in musica, e la musica in una strada aperta a tutti.
Una canzone nata in una notte di lutto
Il racconto che accompagna il brano è semplice e devastante: il Boss viene a sapere della morte di Alex Pretti, un ragazzo che aveva incrociato la sua musica, le sue storie, il suo modo di stare al mondo.
Non un fan qualunque, ma una di quelle presenze che restano: un volto sotto il palco, un messaggio, una storia condivisa.
Nella notte tra sabato e domenica, in una stanza piena di silenzio, nasce “Street of Minneapolis”:
una chitarra, poche parole appuntate su un taccuino, una città lontana che diventa simbolo di tutte le città in cui qualcuno se ne va troppo presto.
“Ho scritto questa canzone per Alex, ma anche per tutti quelli che hanno camminato da soli in una notte di città.”
– Il Boss, nel post che accompagna il brano
Minneapolis come metafora: una strada, una perdita, un addio
La Minneapolis della canzone non è solo una città americana: è un luogo mentale.
È la strada che percorri quando non sai più dove andare, quando la vita ti ha appena tolto qualcuno e tu continui a camminare lo stesso.
Nelle strofe, la città è:
- neve sui marciapiedi
- vetrine chiuse e luci al neon
- un fiume che scorre lento, indifferente
Alex è lì, in mezzo a tutto questo, come un’ombra che non vuole svanire.
Il Boss lo racconta senza retorica: niente frasi facili, niente santini.
Solo un ragazzo, una città, una notte.
Il Boss e Alex Pretti: una storia fatta di musica
Nel post che accompagna l’uscita di “Street of Minneapolis”, il Boss racconta di aver conosciuto Alex anni fa, dopo un concerto.
Un incontro breve, ma intenso: poche parole, una stretta di mano, una storia di quelle che restano in fondo alla memoria.
Alex, scrive il Boss, era uno di quelli che “portano le canzoni addosso come una giacca consumata”.
Uno che non ascolta la musica per passare il tempo, ma per reggere il peso dei giorni.
La canzone diventa così:
- un omaggio personale
- un atto di gratitudine
- un modo per dire: “ti ho visto, ti ho sentito, non sei passato invano”
L’uscita sui social: una ballata che diventa comunità
Oggi, la canzone è apparsa sui canali social ufficiali del Boss:
un video essenziale, lui e la chitarra, nessun effetto speciale, nessuna produzione patinata.
Sotto il video, i commenti si riempiono di:
- ricordi di Alex
- storie di altri ragazzi e ragazze che non ci sono più
- messaggi di chi, ascoltando la canzone, si è sentito meno solo
“Street of Minneapolis” non è solo un brano: è una veglia collettiva, una piazza digitale in cui ognuno porta il proprio nome, il proprio lutto, la propria strada.
Il suono di “Street of Minneapolis”: una ballata scarna e necessaria
Musicalmente, la canzone è una ballata nuda:
- chitarra acustica in primo piano
- voce ruvida, quasi spezzata
- pochi accordi, ripetuti come un passo dopo l’altro su un marciapiede bagnato
Niente batteria, niente band, niente arrangiamenti complessi.
Solo l’essenziale: una voce che racconta, una città che ascolta, un ragazzo che non c’è più.
Il ritornello, semplice e tagliente, torna sempre lì:
alla strada di Minneapolis, dove qualcuno continua a camminare anche quando il mondo sembra essersi fermato.
Alex Pretti: il volto dietro la canzone
Nel testo, il nome Alex compare poche volte, quasi sussurrato.
Non è un monumento, non è un simbolo astratto: è un ragazzo con le sue fragilità, i suoi sogni, le sue notti.
Il Boss non lo trasforma in un eroe, ma in qualcosa di più vero:
un essere umano che ha amato, sbagliato, vissuto, ascoltato canzoni.
È questo che rende “Street of Minneapolis” così potente:
non è una canzone sulla morte, è una canzone sulla traccia che una vita lascia negli altri.
Perché “Street of Minneapolis” parla anche a chi non conosce Alex
La forza del brano sta proprio qui:
anche chi non ha mai sentito nominare Alex Pretti, ascoltando la canzone, pensa a qualcun altro.
- un amico
- un fratello
- un amore
- qualcuno che non c’è più, ma continua a camminare dentro di noi
La strada di Minneapolis diventa la strada di tutti:
una via di paese, un viale di città, una provinciale di notte.
Reazioni del pubblico: quando una canzone diventa specchio
Nei commenti sotto il video, si leggono frasi come:
- “Questa canzone è per mio padre.”
- “Io non conoscevo Alex, ma sento che parla anche di me.”
- “Ogni città ha la sua Minneapolis, ogni vita ha la sua strada buia.”
È il segno che la canzone ha fatto centro:
non si è chiusa nel dolore privato, ma lo ha aperto, lo ha condiviso, lo ha reso linguaggio comune.
Una canzone che resterà
“Street of Minneapolis” non è un singolo da classifica, non è pensata per le radio.
È una di quelle canzoni che restano nei concerti, nelle notti, nelle cuffie di chi ha bisogno di non sentirsi solo.
Per il Boss, è un modo per dire grazie ad Alex.
Per chi ascolta, è un modo per dare un nome a una strada interiore che tutti, prima o poi, abbiamo percorso.
Conclusione: quando una canzone diventa una strada da percorrere insieme
La storia è semplice e gigantesca allo stesso tempo:
- sabato muore Alex Pretti
- il Boss scrive “Street of Minneapolis”
- oggi la pubblica sui social
- da quel momento, la strada non è più solo sua e di Alex, ma di chiunque ci passi dentro con le proprie ferite
In un mondo che corre, una canzone così è un invito a camminare piano, a ricordare i nomi, a non lasciare che le persone diventino solo numeri o notizie.
“Street of Minneapolis” è questo:
una strada, un ragazzo, una città lontana, e una voce che dice:
“Non ti ho dimenticato. E non ti dimenticherò.”
qui il video ufficiale
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