
Un sentiero che parte Oggi Il Cammino di San Giacomo
Il 13 giugno 2026, da Bianchi, in provincia di Cosenza, prende il via ufficialmente il Cammino di San Giacomo in Calabria.
Non è un’inaugurazione simbolica. È l’avvio di un progetto riconosciuto dalla Regione Calabria con delibera di Giunta — il n. 51 del 17 febbraio 2026 — come intervento di interesse regionale per il suo valore storico, religioso, culturale e ambientale.
Un riconoscimento istituzionale che non capita spesso alle aree interne calabresi. Vale la pena capire perché è successo e cosa significa davvero.
Il percorso: dal mare all’entroterra
Il Cammino collega Fuscaldo — sul Tirreno cosentino — a Cicala, nell’entroterra catanzarese. In mezzo: 24 comuni calabresi.
Borghi storici, aree montane, sentieri naturalistici, luoghi di culto, patrimoni artistici che il turismo di massa non ha mai raggiunto. Abbazie dimenticate. Paesaggi che non compaiono sulle guide patinate.
È un itinerario che attraversa la Calabria in senso verticale — non la costa, non le autostrade, non i percorsi già noti. L’interno. Quello che chi è nato qui conosce e chi viene da fuori quasi mai vede.
Il modello di riferimento è il Cammino di Santiago de Compostela — non per imitarlo, ma per inserire la Calabria nel circuito europeo del pellegrinaggio compostellano. Un mercato reale, con milioni di camminatori ogni anno, che cercano percorsi autentici e meno affollati di quelli già consolidati.
Perché questo progetto è diverso
Il turismo in Calabria ha un problema strutturale che chiunque abbia provato a lavorarci conosce bene.
Si concentra sulla costa. Si concentra in estate. Si concentra in pochi poli — Tropea, Capo Vaticano, la Sila nei weekend — lasciando l’entroterra sostanzialmente invisibile per undici mesi all’anno.
Il Cammino di San Giacomo prova a rompere questo schema in modo concreto.
Un camminatore che percorre l’itinerario dorme nei borghi attraversati, mangia nei ristoranti locali, compra dai produttori che incontra lungo la strada. Porta reddito diffuso — non concentrato in un resort o in un villaggio turistico — nelle comunità che attraversa.
È il modello del turismo lento applicato a un territorio che ne ha bisogno reale, non come estetica da vendere ai turisti del Nord, ma come strumento economico per le aree interne.
La rete che costruisce
Il progetto non è solo un sentiero segnalato.
Prevede la costruzione di una rete territoriale stabile: istituzioni civili e religiose, associazioni, operatori economici, strutture ricettive, produttori locali, guide, volontari.
Ogni comune attraversato può diventare nodo attivo della rete — non comparsa in un itinerario altrui, ma protagonista di un sistema che porta visitatori, attenzione e risorse.
Per i borghi calabresi sotto i mille abitanti — quelli che lo spopolamento ha svuotato progressivamente — essere attraversati da un cammino riconosciuto a livello regionale ed europeo significa esistere sulla mappa per qualcuno che non ci sarebbe mai passato.
Il culto di San Giacomo in Calabria: una storia poco raccontata
C’è una dimensione storica in questo progetto che merita attenzione.
Il culto di San Giacomo in Calabria non è un’invenzione moderna per attrarre turisti. Ha radici reali nel territorio — chiese, cappelle, toponimi, tradizioni devozionali che risalgono al Medioevo, quando la Calabria era attraversata da rotte di pellegrinaggio che oggi sono quasi completamente dimenticate.
Recuperare quella presenza storica — documentarla, segnalarla, raccontarla — significa restituire al territorio una parte della sua identità che il Novecento ha cancellato o marginalizzato.
È esattamente il tipo di lavoro che costruisce autorevolezza culturale reale, non folklore da cartolina.
Cosa succede domani — e dopo
Il 13 giugno è l’inizio, non l’arrivo.
Un cammino si costruisce nel tempo — con i primi pellegrini che lo percorrono, con le comunità che imparano ad accoglierli, con le strutture ricettive che si adattano, con le storie che si accumulano lungo il percorso.
Il Cammino di Santiago non è diventato quello che è in un anno. È diventato quello che è perché qualcuno ha iniziato a camminarlo, e poi altri, e poi altri ancora.
La Calabria ha il territorio. Ha la storia. Ha i borghi. Ha il paesaggio.
Adesso ha anche un percorso ufficiale, riconosciuto, che li collega.
Il resto dipende da quante persone decidono di mettersi in cammino.
Sei un’associazione, un comune, un operatore turistico o una struttura ricettiva lungo il percorso? Il Sarto delle Lumache vuole raccontare le storie che nascono da questo cammino. Scrivici.

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