Noi del Sarto lavoriamo lentamente. È la nostra scelta, la nostra forma di rispetto.
Stanotte, per quarantaquattro secondi, qualcosa di più antico e più veloce di noi ha deciso di fare altrettanto. Non con ago e filo. Con una faglia, a duecentocinquanta chilometri di profondità, sotto il Tirreno.
Magnitudo 6.2.

Prima del tremore, c’era una lampara.
Una luce piccola al largo di Acquappesa, ferma su un mare piatto come ardesia. Rosanna l’ha vista dal paese alto e l’ha scritta — quella luce sembrava l’unica cosa viva in mezzo al nulla. Noi quella frase l’abbiamo cucita qui, perché certe osservazioni meritano di restare. Non si buttano via.
Poi il mare ha smesso di fare da sfondo.
Quarantaquattro secondi non si misurano in secondi.
Si misurano nello scricchiolio del solaio. Nel calcolo istintivo — porta, uscita, scale. Nella ferrovia che taglia il litorale come una cucitura sbagliata tra tre regioni e un mare che, se la profondità fosse stata diversa, avrebbe smesso di essere paesaggio.
Il Sarto conosce la differenza tra un tessuto che regge e uno che cede. Stanotte quella differenza è diventata corporea, percepibile, reale.
Ci siamo salvati per clemenza geologica.
Non lo diciamo per spaventare. Lo diciamo perché è vero, e noi pubblichiamo solo cose vere. La faglia ha scaricato in profondità. Se fosse stata più superficiale, stavamo scrivendo un altro articolo — o non stavamo scrivendo niente.
In Calabria lo sappiamo, anche quando facciamo finta di no. L’8 settembre 1905, un sisma identico radeva al suolo Martirano. Due anni dopo, dove c’era un bosco, sorgeva un paese nuovo. Lo chiamarono Martirano Lombardo. Era un ricominciare da capo con lo stesso filo, su uno stesso telaio, in un luogo diverso.
La terra non ricorda. Siamo noi a dover ricordare per lei.
Il paesaggio che amiamo e il territorio su cui sopravviviamo non sono la stessa cosa.
Il primo è nostro — ci appartiene, lo raccontiamo, lo mettiamo nelle canzoni. Il secondo è più vecchio di noi, indifferente, e continuerà a muoversi quando non ci saremo più. Confonderli è un errore che questa costa paga a rate, di generazione in generazione.
Stanotte il conto è arrivato in forma di avvertimento.
Noi lo scriviamo qui, lentamente, perché certi avvertimenti non vanno consumati in fretta. Vanno cuciti. Vanno tenuti. Vanno letti quando si è pronti a capirli davvero.
Ogni parola è un gesto. Ogni gesto è una scelta.
Stanotte abbiamo scelto di restare svegli e di mettere a posto le parole. È quello che sappiamo fare.

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