C’è un momento, nella vita di un sarto, in cui smetti di tagliare e cominci ad ascoltare il tessuto. Capisci che non stai costruendo un abito: stai custodendo qualcosa che già esiste, che aspettava solo di prendere forma.
È quello che ho pensato leggendo del premio che porta il nome di Tommaso Silvio Pucci.
La prima edizione della Borsa di Studio “Tommaso Silvio Pucci” — promossa dall’Associazione “Tommaso Silvio Pucci ODV” insieme all’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Martirano — è arrivata alla sua fase più importante. Venerdì 29 maggio 2026, gli studenti ammessi si presenteranno al plesso di San Mango d’Aquino per sostenere la prova scritta: quattro ore, dalle 9.30 alle 13.30, per sviluppare un elaborato sul tema dell’appartenenza al territorio di origine.
Non un tema qualunque. Forse il tema più difficile che si possa affidare a un ragazzo di oggi.
Perché scrivere di appartenenza significa fare i conti con una domanda che molti adulti hanno smesso di porsi: questo posto è mio? Lo sento mio? Lo voglio ancora mio?
Quattro elaborati saranno premiati con 500 euro ciascuno, destinati a libri e materiali per il proseguimento degli studi. Una cifra concreta, non simbolica. Il segnale che qualcuno ha deciso di investire — non in astratto, ma con denaro vero — sul fatto che questi ragazzi continuino a studiare.
Terminata la prova, la commissione si prenderà il tempo necessario per leggere, valutare, scegliere. La data della cerimonia di premiazione sarà comunicata al termine di questo lavoro.
Nel frattempo, mi piace immaginare quei ragazzi davanti al foglio bianco. Che cercano le parole giuste per dire cosa significa venire da un posto piccolo, da un paese che conosci a memoria, da una storia che non hai scelto ma che in qualche modo ti appartiene.
È esattamente il tipo di cucitura che non si impara a scuola. Ma si può imparare a riconoscerla. E questo, forse, è già abbastanza.

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