Fare Sud è un atlante, non un saggio: duecento esperienze raccolte da Gianluca Palma nel Mezzogiorno, persone che resistono e reinventano i propri luoghi senza aspettare di essere scoperte.
Un atlante civico del Meridione possibile
Il libro, pubblicato nel 2026 da Scrivere Poesia Edizioni a cura di Palma, nasce dalla chiamata civica promossa da La Scatola di Latta. Non è una mappatura territoriale, ma un atlante umano che attraversa Basilicata, Sicilia, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna.
Una mappa, non un saggio
I saggi, spiega Palma, teorizzano dall’alto. I territori invece si capiscono camminando. Un atlante serve a orientarsi: non segna strade né confini amministrativi, ma esperienze umane vive. È una bussola per trovare persone che, nel Sud, fanno qualcosa che conta.
Chi c’è dietro il libro
Palma è un ricercatore di storie e di luoghi, mosso dal bisogno di conoscere l’anima di chi vive i territori. Il suo percorso nasce con La Scatola di Latta, un progetto civico collettivo partito dal Salento, che non è un’associazione ma un modo di attraversare il Paese. Il suo obiettivo è mettere in dialogo il sapere dei libri con quello taciuto degli artigiani, dei dialetti e delle memorie. Da questo lavoro è nato Daìmon – A scuola per abitare: una scuola senza mura né cattedre, in cui il paese stesso fa da maestro.
Come si raccoglie una storia
Nessuna selezione a tavolino. Palma ha raccolto le storie con quella che chiama una «chiamata civica»: camminando, ascoltando nelle piazze, nei vicoli e nelle campagne. Ha praticato anche un’ecologia degli eventi: partecipare alle iniziative altrui invece di promuovere solo le proprie. Ne sono usciti agricoltori, agitatori culturali e quelli che lui chiama «sarti di comunità»: persone che ricuciono legami sfibrati, spesso isolate nel proprio lavoro.
Quattro luoghi di Calabria
Palma non stila una classifica: per lui le duecento storie hanno lo stesso peso. Ne ha scelte quattro dalla Calabria.
- L’Antico Mulino delle Fate (Lamezia Terme): un mulino del Seicento, restaurato e di nuovo in funzione nella valle del torrente Canne. Più che farina, macina cultura e presidia un paesaggio.
- Il Festival del Lamento (Soveria Mannelli): l’associazione Deda APS prende l’abitudine calabrese del lamentarsi e ne fa un rito collettivo, con musica, dibattito e cittadinanza. Il lamento smette di essere sterile e diventa un atto condiviso.
- Terre Joniche – Libera Terra (Isola di Capo Rizzuto): terreni confiscati alla criminalità organizzata diventano agricoltura biologica, integrazione sociale e un agriturismo. Un luogo del potere mafioso si trasforma in un presidio di giustizia.
- La Piccola Biblioteca sul Mare (Villa San Giovanni): una biblioteca privata, indipendente e autofinanziata affacciata sullo Stretto. Privilegia gli albi illustrati e costruisce una partecipazione lenta, basata sul dono.
Fare Sud oggi
Per Palma «fare Sud» non è uno slogan. È una direzione e una pratica quotidiana. Significa rifiutare due immagini: quella di un Sud rassegnato e quella di un Sud da consumare come parco di divertimenti. Significa passare dal consumo alla cura, assumersi la responsabilità dei luoghi e immaginare alternative alla frase «si è sempre fatto così». Un filo simile lega anche il nostro lavoro sulla fibra ottica nei borghi: le infrastrutture contano solo se restano le persone.

Il tour nei paesi
Il libro viaggia nei luoghi in cui è nato: piazze, boschi, stazioni rurali, forni, masserie. Palma racconta una fame di relazione che trova ovunque. Molti di chi lavora nei territori si sentono soli, e quando si incontrano scoprono di essere nodi di una rete. Le comunità chiedono di riprendere in mano la propria narrazione e di tornare a chiamare «casa» i propri spazi. Anche il nostro racconto del ritorno d’agosto nei borghi nasce da questo stesso bisogno.
Fare Sud, in fondo, è questo: cucire insieme ciò che il Sud già fa, un filo alla volta. Le storie della rubrica 52 Borghi, 52 Storie seguono la stessa strada.
Chi ha una storia da raccontare dal proprio territorio può scriverci sul canale WhatsApp del Sarto: Il Sarto delle Lumache.
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