Alle sei del mattino di martedì 13 ottobre, lo svincolo autostradale di Falerna, sulla A2, si è riempito di trattori. Decine di mezzi agricoli, arrivati nelle prime ore del giorno, si sono fermati lì per chiedere una cosa semplice: che il lavoro della terra torni a valere quanto costa.
Il motivo è il gasolio. Chi coltiva e chi trasporta lo sente in ogni litro, in ogni viaggio, in ogni lavorazione. Quando il carburante sale, non sale solo il prezzo alla pompa: salgono i costi di tutto ciò che si produce, e il margine di chi lavora la terra si assottiglia fino a sparire.
Una protesta che si è allargata
La mobilitazione non è nata a Falerna. Il 1 ottobre, allo svincolo di Pizzo, sulla A2 nel Vibo Valentino, agricoltori e autotrasportatori si sono radunati davanti a un cordone delle forze dell’ordine che impediva l’accesso diretto all’autostrada. Tra il 5 e il 6 ottobre, a Vibo Marina, il presidio ai depositi di carburante ha ostacolato il passaggio delle autocisterne, poi ripristinato.
Il 13 ottobre, a Falerna, una parte dei manifestanti presidiava lo svincolo e un’altra si era spostata verso l’accesso all’A2 dalla Statale 18. Le cronache parlano di code e rallentamenti, senza blocco totale degli accessi. Il movimento promotore è il Movimento Territorio e Agricoltura, con il portavoce Matteo Talarico, che ha detto: «Staremo qui ad oltranza».
Lo svincolo di stamattina
Stamattina, 15 ottobre, sono passato dallo svincolo di Falerna. Ho visto trattori in presidio sulla piazzola, con bandiere tricolori e un gruppo di manifestanti.

Cosa annunciano i manifestanti
Per i prossimi giorni, le sigle annunciano più azioni. Secondo gli organizzatori, da venerdì 16 ottobre saranno attivi quattro presidi fissi nei nodi logistici della regione: il porto di Gioia Tauro, l’area aeroportuale di Lamezia Terme, la rotonda dello scalo di San Marco Argentano e la zona dei depositi di carburante a Vibo Marina. Sul fronte dell’autotrasporto, la Federazione autotrasporti logistica Calabria (Fedralog) ha proclamato un fermo regionale dal 16 al 20 ottobre.
Sono annunci, e come tali li raccontiamo. Vedremo quanti vi aderiranno e quanto dureranno.
Il Sud che produce
C’è una parola che ricorre nei cartelli dei manifestanti: «produce». La Calabria che produce non molla, dicono. Non chiedono sussidi, chiedono che il lavoro abbia un prezzo giusto. Il problema non è solo il gasolio: sono i costi di produzione, i prezzi riconosciuti alle aziende, la concorrenza dei prodotti che arrivano da fuori.
Il Sud non ha bisogno di essere compatito. Ha bisogno che chi lavora la terra possa restare a lavorarla. E ha bisogno di essere raccontato da chi ci vive, con il tempo necessario per capire cosa succede davvero, senza fretta e senza slogan.
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