Il cielo dipinto nel silenzio

Nik Spatari
Nik Spatari

A Mammola, sopra la fiumara del Torbido, c’è una chiesa dove il soffitto racconta un sogno. Quattordici metri per sei, nove di altezza: corpi, scale, figure di legno colorato che sembrano staccarsi dalla volta. La chiamano la Cappella Sistina della Calabria. L’ha dipinta un uomo che non sentiva.

Si chiamava Nicodemo Spatari, per tutti Nik. Nicodemo come il santo abate che mille anni fa visse su queste montagne, e che di Mammola è il patrono. Era nato qui il 16 aprile 1929.

Il bambino e lo scoppio

A nove anni vince un premio internazionale di disegno. A undici, nel 1940, lo scoppio di una bomba a Reggio Calabria comincia a portargli via l’udito, poco alla volta. Per un ragazzo sordo, in quella Calabria, la scuola finisce lì. Niente accademie, niente maestri. Imparerà da solo, con le mani, partendo dai materiali.

Molti anni dopo, di quella ferita dirà una cosa che nessuno si aspetta: «Forse sono stato fortunato perché nel silenzio ho potuto vedere il passato, il futuro. E sono arrivato a questo, nel silenzio: immaginando, cercando, cercando, sono arrivato a tante scoperte da solo».

Parigi, e un quadro portato via

Negli anni Cinquanta parte. Prima Losanna, poi Parigi. Lì frequenta lo studio di Le Corbusier, conosce Jean Cocteau, incontra Picasso e Max Ernst. Si racconta che Cocteau, a una sua mostra, si sia portato via un quadro lasciando un biglietto: «Grazie per tutte queste tele». Fu l’inizio di un’amicizia.

In quegli anni incontra Hiske Maas, una giovane collezionista olandese. Sarà la compagna di tutta la vita. Insieme aprono una galleria a Milano, a Brera. Hanno il mondo dell’arte a portata di mano.

Nik Spatari torna a Mammola

E invece tornano. Due domeniche fa abbiamo raccontato Vito Teti e la parola che ha dato a chi resta. Spatari appartiene all’altra metà della stessa storia: quelli che sono partiti, sono arrivati dove volevano, e hanno scelto di rifare la strada al contrario.

Nel 1969 Nik e Hiske salgono su una collina sopra il Torbido. Ci sono i resti di un antico complesso monastico, Santa Barbara, completamente in rovina. Decidono di fermarsi lì. Cominciano a restaurare, a costruire, a dipingere. Lo chiameranno MuSaBa, Museo Santa Barbara. Ma per loro, ha sempre ripetuto Hiske, non è mai stato un museo: è un laboratorio, un posto dove il rudere vecchio e il muro nuovo crescono insieme.

Il prezzo di restare

Non fu una favola. Arrivarono le denunce, un sequestro, un processo lungo. Negli anni Novanta la nuova statale doveva passare proprio di lì, con lo svincolo sopra il parco. Hiske ha raccontato di intimidazioni continue, del deserto che si faceva intorno a loro.

Restarono. Come il tessitore di Girifalco, che non ha mai lasciato il suo telaio, Spatari ha lavorato per mezzo secolo nello stesso punto, con le stesse mani.

Il sogno di Giacobbe

Dal 1991 al 1995, per cinque anni, Nik lavora nella chiesa del vecchio monastero. Disegna le figure su tavole di legno sagomate, una per una, e le fissa alla volta e all’abside. Viste da sotto, sembrano sospese in aria. È Il sogno di Giacobbe: l’uomo che si addormenta su una pietra e vede una scala tra la terra e il cielo.

L’ha dedicato a Michelangelo e a Tommaso Campanella, il frate calabrese della Città del Sole. Due che avevano immaginato in grande, e l’avevano pagata.

Quello che resta sulla collina

Nik Spatari è morto il 25 agosto 2020, a Mammola, dove era nato. Aveva novantun anni. Il parco è ancora lì. Chi attraversa la Calabria dallo Ionio al Tirreno lo vede dalla strada: una grande scultura colorata sul fianco della collina, e sotto i muri di un monastero che non è più una rovina.

A un ragazzo di undici anni la guerra aveva tolto i suoni. Lui è tornato al suo paese e gli ha lasciato i colori.


Chi era Nik Spatari — Nicodemo Spatari, detto Nik, nato a Mammola (Reggio Calabria) il 16 aprile 1929 e morto nello stesso paese il 25 agosto 2020. Pittore, scultore e architetto autodidatta, sordo dall’adolescenza. Con Hiske Maas ha creato a partire dal 1969 il MuSaBa, Parco Museo Santa Barbara. La frase sul silenzio è riportata da Umberto Ambrosetti sul periodico del Pio Istituto dei Sordi (settembre 2022). Per il parco: la scheda del portale turistico della Regione Calabria.

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 101 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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