La casa brutta di Paravati

Natuzza Evolo, la mistica di Paravati, sorridente

A Paravati, frazione di Mileto, nell’estate del 1924 una donna aspetta un figlio e un marito. Il figlio arriva il 23 agosto: è una bambina, la chiamano Fortunata. Il marito no. Qualche mese prima è partito per l’Argentina, a cercare lavoro. Non tornerà mai. Laggiù si farà un’altra famiglia.

Fortunata, per tutti Natuzza, crescerà senza conoscere il volto di suo padre. Diventerà Natuzza Evolo, la donna che per ottant’anni ha visto arrivare gente alla sua porta.

Domenica scorsa abbiamo raccontato un altro bambino delle stesse terre vibonesi, che aspettava un padre partito per Toronto. Quel padre, dopo otto anni, tornò. Quello di Natuzza no. Sono le due facce della stessa emigrazione: chi torna, e chi diventa un’assenza per sempre.

Una bambina della carità

La madre, Maria Angela Valente, fa i lavori più umili per sfamare i figli. La famiglia è così povera che la piccola viene affidata alla carità pubblica. Natuzza non andrà mai a scuola. Resta in casa a badare ai fratelli più piccoli, a fare da madre prima ancora di essere cresciuta. Non imparerà mai a leggere né a scrivere.

È una storia che al Sud conosciamo bene. Anche a Martirano, nel 1945, una bambina rimasta senza nessuno fu cresciuta da un paese intero. I nostri borghi sono pieni di figli tirati su dalla comunità, quando la famiglia non bastava.

«Come vi ricevo in questa casa brutta?»

Nel 1944 sposa Pasquale Nicolace, un falegname. Avranno cinque figli. Aveva diciannove anni, ed era sposata da tre giorni, quando, come racconterà lei, la Madonna le apparve nella sua casa. E Natuzza le fece una domanda: «Vergine Santa, come vi ricevo in questa casa brutta?».

In quella domanda c’è tutta lei. Non chiede un miracolo. Si preoccupa dell’ospite. È la domanda di ogni madre del Sud quando qualcuno bussa e la casa non è pronta, e sulla tavola c’è poco.

Chiamata pazza, rimandata a casa sana

Quello che le accadeva, fin da ragazza, spaventò anche la Chiesa del tempo. Nel settembre del 1940, a sedici anni, fu rinchiusa nel manicomio di Reggio Calabria, per essere tenuta sotto osservazione. Dopo due mesi la rimandarono a casa. Era perfettamente sana.

Tornò a Paravati. E da Paravati non se ne andò più.

Natuzza Evolo e l’angelo che traduceva

Da quella casa di contadini, per più di sessant’anni, passarono migliaia di persone. Arrivavano da tutta Italia e dall’estero. Chiedevano un consiglio, un conforto, notizie dei loro morti.

Lei li ascoltava tutti. E a chi si stupiva che una donna che non sapeva leggere capisse chi le parlava in un’altra lingua, rispondeva sempre allo stesso modo: non era lei. Era l’angelo custode, diceva, che sta accanto a ogni persona e le suggeriva le parole. «Io non conosco le lingue straniere, non sono io che parlo».

Lo ha ripetuto più volte a Pino Nano, il giornalista che l’ha seguita per la Rai dal 1982: era l’angelo a permetterle di parlare tante lingue, a lei che non era mai andata a scuola. E a Valerio Marinelli, lo studioso che le chiese un giorno se vedesse il suo angelo custode, rispose asciutta: «A volte sì, a volte no».

Quello che lei viveva, la Chiesa lo sta ancora esaminando. Come lo viveva, invece, lo sapevano tutti: con la semplicità di chi racconta una cosa normale.

Una vita senza ricchezze

C’è una cosa su cui chi l’ha conosciuta è d’accordo. Natuzza non chiese mai denaro per i suoi consigli, e le offerte le rifiutava. Rimase la moglie di un falegname, la madre di cinque figli, nella sua casa di Paravati.

A chi le diceva che era una persona straordinaria, rispondeva di essere un vermo, un verme, nel suo dialetto. Parlava solo quello, il calabrese. Ed era quella la lingua con cui accoglieva il mondo.

Da quella casa brutta, nel 1987, nacque la Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, pensata per chi ha bisogno: giovani, anziani, disabili. Oggi a Paravati c’è la Villa della Gioia, con la grande chiesa che accoglie i pellegrini e nuovi servizi di cura che continuano a crescere. La casa brutta è diventata una casa grande. Per gli altri.

Santa per la sua gente

Natuzza è morta il 1° novembre 2009, a Paravati, dove era nata. Nel 2019 la Chiesa l’ha dichiarata Serva di Dio e ha aperto la causa di beatificazione, che oggi prosegue a Roma. In queste settimane la sua vita torna anche in teatro, a Reggio, Catanzaro e Vibo.

La Chiesa, con i suoi tempi, sta ancora compiendo il suo cammino. Per la sua gente, invece, era santa già da viva. La chiamavano Mamma Natuzza.

Una bambina che nessuno aveva accolto ha passato la vita ad accogliere tutti. Suo padre dall’Argentina non tornò. Ma a Paravati, da ottant’anni, non smette di arrivare gente.


Chi era Natuzza Evolo — Fortunata Evolo, detta Natuzza, nata a Paravati di Mileto (Vibo Valentia) il 23 agosto 1924 e morta nello stesso paese il 1° novembre 2009. Mistica, analfabeta, moglie e madre di cinque figli. Dal 2019 è Serva di Dio. Per lo stato della causa di beatificazione: la nota della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea.

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 101 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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