Il medico senza orario

Il dottor Pasquale Gallucci taglia la torta il giorno del suo pensionamento, circondato dai pazienti a Cuturella di Cropani
Il dottor Pasquale Gallucci taglia la torta il giorno del suo pensionamento, circondato dai pazienti a Cuturella di Cropani
Il medico senza orario Il dottor Gallucci taglia la torta il giorno del suo pensionamento, tra i pazienti venuti a salutarlo.

Botricello e Cuturella di Cropani, costa ionica catanzarese. C’è chi cura le persone guardando l’orologio. E c’è chi ha passato trentotto anni senza mai impararne l’uso.


Andai a cercare un orario, e non lo trovai.

Era la prima cosa che si imparava, arrivando davanti a quello studio sulla costa ionica. Io vivevo a Botricello per lavoro, non ero registrato tra i suoi assistiti, eppure quando gli dissi che avevo bisogno di un medico lui non chiese altro. Rispose solo: «Io sono un medico, questo basta. Chiunque ha bisogno di un medico, io mi metto a disposizione.»

Non l’ho mai dimenticata, quella frase. Ci sono definizioni che un uomo si dà da solo, e che valgono più di qualsiasi targa.

Un ambulatorio senza porte chiuse

La prima volta che andai a cercarlo, chiesi l’orario di ricevimento. I pazienti in attesa mi guardarono come si guarda chi non conosce le regole del posto. «Lei non è di qui», mi dissero. «Questo è il dottor Gallucci. Non ha orari.» Cominciava alle nove del mattino e finiva quando l’ultimo paziente usciva dalla porta — a volte a sera inoltrata, col buio già sceso sulla costa.

Per trentotto anni è stato così, tra Botricello e la frazione di Cuturella di Cropani: un medico che non misurava il proprio dovere in ore, ma in persone rimaste da vedere. Laureato a Pisa il primo aprile del 1980, con centodieci e lode, iscritto all’Ordine dei Medici di Catanzaro pochi mesi dopo, cominciò come medico di guardia proprio a Botricello, prima di diventare medico di famiglia sul territorio che lo avrebbe conosciuto per una vita intera.

Un occhio che non sbagliava

C’era poi un’altra cosa, in quello studio, che nessun titolo può insegnare: un occhio clinico che sembrava non avere bisogno di tempo per capire.

Un giorno, in una sala d’attesa piena come sempre, un signore ebbe un colpo di tosse. Il dottor Gallucci, che in quel momento stava visitando un’altra paziente, aprì la porta dello studio, si affacciò senza nemmeno vederlo bene, e disse: «Fatelo passare, ha una brutta bronchite.» Aveva ragione. Lo fece ricoverare quello stesso giorno. Una diagnosi nata da un colpo di tosse sentito attraverso una porta.

Un’altra volta lo vidi attraversare la sala d’attesa diretto al suo studio diagnostico. Passò accanto a una signora, la guardò un istante, senza fermarsi, e disse: «Hai il fuoco di Sant’Antonio. Entra che ti prescrivo i farmaci.» Lei rimase quasi senza parole — non l’aveva nemmeno visitata. Era solo uno sguardo, di passaggio. Ma era lo sguardo di chi aveva passato quarant’anni a leggere i corpi delle persone prima ancora che le persone aprissero bocca.

Il medico di tutti

Chi lo ha avuto come medico condotto racconta la stessa cosa, con parole diverse: che entrava nelle famiglie non come un tecnico ma come un familiare in più. Le visite a domicilio per i casi urgenti erano un dovere che non discuteva mai. Il telefono restava acceso anche per chi cercava, più che una diagnosi, una voce che rassicurasse.

Eppure quell’uomo che non teneva orari ha trovato il tempo per molto altro: consigliere e poi segretario dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, segretario generale della FIMMG prima a livello provinciale e poi regionale, fino alla presidenza regionale della Federazione degli Ordini dei Medici della Calabria. Incarichi importanti, portati con la stessa sobrietà con cui apriva lo studio la mattina — mai un titolo esibito, mai una distanza presa dal paziente comune.

In questa rubrica abbiamo già raccontato chi dal Sud parte e torna apposta, come Bruno Garisto, che a Vallelonga ha riportato un sapere raro nel paese da cui tutti se ne vanno. Pasquale Gallucci non è mai partito. Ha scelto, ogni singolo giorno per quarant’anni, di restare dove serviva.

L’ultimo giorno

L’undici febbraio 2021 chiuse per l’ultima volta la porta dello studio di Cuturella. Non un cartello ad annunciarlo, solo un passaparola che lasciò la comunità con l’amaro in bocca. Quel giorno pronunciò una frase che i suoi pazienti non hanno dimenticato: vado in pensione, ma rimarrò medico per sempre.

Botricello e Cuturella lo salutarono separatamente, ciascuna a modo suo, perché in quarant’anni di servizio aveva finito per appartenere a entrambe. Gli consegnarono una targa. Lui tagliò una torta, stappò dello spumante, e per un momento la corazza di chi ha visto tutto si sciolse davanti agli applausi.

Oggi, da pensionato, continua a essere invitato dalla sua gente alle cose che contano — di recente, a proposito dell’inaugurazione di un defibrillatore proprio a Cuturella. Segno che una comunità non congeda mai davvero chi l’ha curata senza guardare l’ora.

Io lo ricordo così: un medico d’altri tempi, in un tempo che di medici così ne fa sempre meno.


Guarda il video del saluto della comunità di Botricello al dottor Gallucci: Botricello saluta il medico Pasquale Gallucci

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Di Clemente Ernesto Aiello

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 84 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

1 Commento

  1. Il più “grande” dei miei cugini, grande non solo perché nato per primo, grande per elevatura morale, grande per il senso del dovere, grande nella sua competenza, grande nella sua presenza. E un grande affetto ci lega a lui.

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