Il filo che non si spezza. Rocco Vitaliano, tessitore di Girifalco

rocco vitaliano
rocco vitaliano

C’è un telaio, a Girifalco, che gira controcorrente. Non produce fast fashion, non insegue tendenze, non delocalizza. Produce seta, lino, ginestra. Produce abiti che nascono dalla terra e ci tornano — nel senso più nobile del termine. A manovrarlo c’è Rocco Vitaliano, 22 anni, tessitore artigianale della Calabria, che ha scelto di fare la cosa più difficile che un giovane del Sud possa fare oggi: restare.

Non è una scelta romantica. È una scommessa precisa, fondata su una competenza antica e su una visione contemporanea. Rocco ha frequentato l’Istituto Tecnico settore Moda di Girifalco, poi ha aperto il suo atelier nel paese in cui è nato, specializzandosi in abiti da sposa, da sposo e da cerimonia. Ma il punto non sono gli abiti. Il punto è come nascono.

Dal telaio alla fibra: un processo che non ha scorciatoie

Rocco non compra i tessuti. Li produce. Utilizza antichi telai — alcuni recuperati con fatica, salvati dall’abbandono e rimessi in funzione — e coltiva autonomamente le proprie fibre: seta, lino, ginestra. Un processo che parte dalla materia prima e arriva al prodotto finito senza delegare nulla a nessuno. Una filiera interamente calabrese, vicina nello spirito a quella di Bruno Garisto a Vallelonga, che con gli stessi strumenti antichi ha restituito voce agli strumenti a fiato delle Serre vibonesi.

«Più che stilista sono un artigiano», ha dichiarato in una recente intervista a LaC OnAir. Una definizione che vale come un manifesto. L’artigiano non accelera: rispetta i tempi della materia, i tempi del lavoro, i tempi della tradizione. E Rocco ha cominciato a rispettarli prestissimo — a sette anni sapeva già il valore del lavoro, con le nonne come prime maestre, con una tessitrice di Chiaravalle come guida nei mesi della formazione.

A diciotto anni l’Unicram Calabria ha designato Rocco Vitaliano Maestro d’Arte. Era il più giovane artigiano calabrese. Oggi, a 22, ha già una collezione — la Vitaliano Couture — e una sfilata alle spalle che ha trasformato via Roma a Girifalco in una passerella di alta sartoria fatta a mano.

La Collezione Girifalco: dodici abiti, un anno di lavoro

Dodici creazioni — due da sposa, due da sposo, il resto da cerimonia — realizzate interamente con tessuti artigianali lavorati a telaio tradizionale calabrese, con fibre naturali e alcune autoprodotte dall’azienda Vitaliano. Un anno di progettazione, tessitura, ricerca, taglio, cucito, prove. Un anno di lavoro lento, nel senso più preciso del termine.

«Questa collezione rappresenta il mio modo di raccontare Girifalco e la Calabria attraverso la moda», ha detto Rocco. «Ogni tessuto nasce dalle nostre mani, utilizzando tecniche antiche che abbiamo scelto di custodire e reinterpretare in chiave contemporanea.»

Le tecniche sono quelle delle massaie calabresi che un tempo tessevano la biancheria di casa: motivi, intrecci, lavorazioni tramandate oralmente, quasi mai scritte. Rocco le ha studiate, le ha reinterpretate, le ha trasformate in qualcosa che oggi può sfilare. Senza snaturarle.

Rocco Vitaliano: restare non significa rinunciare

C’è una frase che Rocco ripete quando parla ai suoi coetanei: bisogna credere nei propri sogni e investire nella propria terra, perché la Calabria possiede un enorme potenziale. Non è retorica — è la sintesi di una scelta vissuta, non raccontata a posteriori.

Avrebbe potuto andare. La traiettoria più ovvia per un giovane con il suo talento sarebbe stata Milano, Roma, Firenze. Ha scelto Girifalco — come Massimiliano Imbrogno, che ha scelto di fare architettura cloud dalla Calabria invece di seguire la rotta verso nord. Ha scelto di aprire lì il suo atelier, di recuperare lì i telai, di coltivare lì le sue fibre. E di portare il nome del suo borgo — piccolo centro del Catanzarese ai piedi delle Serre — nelle collezioni, nel marchio, nel nome stesso degli abiti.

Il mondo della moda chiede sempre di andare verso i centri. Rocco ha deciso che il centro può essere anche un borgo di Calabria, se quello che ci produci vale abbastanza da far venire il mondo fino a lì.

Abbiamo contattato Rocco Vitaliano per un’intervista diretta. Se arriverà una risposta prima della pubblicazione, l’articolo verrà aggiornato con la sua voce. Il suo lavoro è visibile su @vitaliano.couture su Instagram.

📍 Questa storia fa parte della rubrica 52 Borghi, 52 Storie — ogni settimana un racconto dai borghi del Sud.


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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 101 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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