Ottanta metri quadrati, un anno di reddito: quanto pesa l’affitto nel Lametino

Tetti e stradine di un paesino di montagna nel Sud Italia

Immaginate un appartamento di ottanta metri quadrati in un paese del Lametino. Un tetto, due stanze da letto, una cucina dove si mangia ancora seduti tutti insieme. Immaginate poi il canone che un proprietario potrebbe chiedere per affittarlo per dodici mesi. Ora mettete accanto a questa cifra il reddito che, in media, dichiara ogni contribuente del paese dopo le tasse. Quella distanza, fatta di numeri, racconta più di molti discorsi sul bisogno di restare.

Secondo una rielaborazione dei dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare pubblicata dal sito Quadrivio, il canone mensile centrale per un appartamento di questa misura, riferito al secondo semestre 2025, si colloca tra gli 88 euro di Serrastretta e i 344 euro di Nocera Terinese. Rapportato al reddito netto medio dichiarato nel 2024 (dati del Dipartimento delle Finanze), il peso varia dal 7 al 28 per cento.

Cosa misura davvero questo numero

Il rapporto fra affitto e reddito è semplice da leggere, ma va letto con cautela. Divide il canone annuo per il reddito netto medio di tutti i contribuenti del comune: proprietari, pensionati, lavoratori dipendenti, persone che non lavorano. La media include chi guadagna molto e trascina il valore verso l’alto. Chi vive in affitto, spesso, guadagna meno della media. Per questo il peso reale dell’affitto sulle famiglie che lo pagano è probabilmente più alto di quanto la tabella suggerisca.

C’è poi un secondo limite. I valori OMI sono quotazioni di riferimento, non prezzi di annunci, e nei comuni piccoli le transazioni sono poche. Le forbici di prezzo sono ampie: a Martirano Lombardo il metro quadrato in vendita oscilla, secondo la stessa fonte, tra 460 e 610 euro. Chi cerca casa non trova una cifra sola, trova una trattativa.

La costa e l’entroterra

I dati più alti stanno dove il mare porta lavoro e seconde case. Nocera Terinese è in cima alla classifica del Lametino con il 28 per cento, seguita da Gizzeria con il 22 e da Lamezia Terme, dove il canone sale a 304 euro al mese. Sono località di mare con molte seconde case, un contesto che rende il dato difficile da leggere da solo: la media dei redditi non dice quante famiglie vivono lì tutto l’anno, né quante di loro pagano un affitto.

Salendo verso l’interno cambia il quadro. Serrastretta si ferma al 7 per cento, con un canone di 88 euro e un metro quadrato in affitto a 1,1 euro. Pianopoli e Platania sono intorno al 10 e al 12 per cento. Martirano Lombardo, nella stessa stima, compare con il 13 per cento e un canone di 152 euro al mese. Un paese ricostruito dopo il terremoto del 1905, come si racconta in Il paese senza tetti. Qui il numero più basso non significa una vita più facile: spesso significa che il mercato è sottile, che chi se ne va non viene sostituito, e che la casa vale poco perché il paese conta sempre meno.

Il paradosso del basso costo

È il punto che più interessa chi osserva i piccoli comuni. Un affitto basso sembra una buona notizia, e in parte lo è. Ma un canone basso può anche indicare una domanda debole, poca occupazione, redditi che non crescono. Il risparmio sulla carta non sempre si traduce in possibilità reali. Una famiglia può permettersi un appartamento a 150 euro al mese, ma se il lavoro più vicino è a un’ora di strada e la scuola del paese ha chiuso, il conto non torna. Di chiusure di questo tipo abbiamo già scritto in Quando suona la campanella per l’ultima volta.

Per questo la domanda utile non è quanto costa vivere qui, ma chi può restare, e con quale lavoro. I dati di questa tabella non rispondono a questa domanda. La indicano soltanto.

Quello che i numeri non dicono

Questa stima non misura gli affitti brevi, quelli che nelle località turistiche spingono i prezzi verso l’alto e sottraggono case alle famiglie che vorrebbero abitarci tutto l’anno. Non misura nemmeno chi arriva da fuori per lavorare da remoto o per cambiare vita, né chi torna al paese dopo anni passati altrove. Sono fenomeni che probabilmente esistono, ma che questi dati non permettono di quantificare. Chi li racconta deve cercarli altrove: nelle anagrafi, nelle statistiche sul lavoro, nelle storie delle persone.

Una domanda aperta

Restare, per un giovane del Lametino, è una scelta che passa dal canone ma non si esaurisce nel canone. Passa dal lavoro, dai servizi, dall’acqua in bolletta: lo raccontiamo in Quattrocento paesi, una sola bolletta. Passa soprattutto dalla possibilità di costruire qualcosa senza doversene andare. I numeri ci dicono quanto pesa la casa. Non ci dicono ancora quanto pesa il resto.

Per un territorio che ha conosciuto lo spopolamento e la ricostruzione, la casa non è mai stata solo un bene economico. È il luogo dove si decide se una comunità continua a esistere. Vale la pena guardarla con la stessa lentezza con cui si guarda il tempo di una tessitura: un filo alla volta, senza fretta di arrivare alla conclusione.

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 101 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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