Il 20 gennaio 2026 il ciclone Harry è arrivato sulla Calabria dal Canale di Sardegna. Raffiche oltre i 110 km/h, piogge torrenziali, allerta rossa della Protezione Civile. Il livello massimo. Un colore che non indica solo un pericolo, ma una fragilità: quella di un territorio che vive sospeso tra bellezza e precarietà, tra colline che scivolano e mari che avanzano.
Nel Lametino, la risposta è stata netta. Tutti i plessi dell’Istituto Comprensivo di Martirano — Motta Santa Lucia, San Mango d’Aquino, Martirano, Martirano Lombardo, Conflenti — sono rimasti chiusi sia il 20 che il 21 gennaio. Una scelta che racconta la consapevolezza di chi abita queste strade: sanno bene cosa può fare l’acqua su un versante già fragile, su una strada già segnata.
Piogge record e strade che cedono
Le previsioni parlavano di accumuli oltre i 300 millimetri in meno di due giorni — più di quanto piove in tre mesi. I fiumi erano osservati speciali, i torrenti sorvegliati, le colline instabili. Le squadre dei vigili del fuoco impegnate senza sosta tra alberi caduti, allagamenti, blackout e frane.
Sulla costa ionica il mare ha superato i suoi limiti: ha invaso lungomari, trascinato auto, sollevato barche. Le immagini arrivavano da Soverato, da Roccella, da Melito Porto Salvo. Acqua che correva dove non dovrebbe correre, onde che sembravano mani gigantesche.
La pioggia in Calabria non è mai solo pioggia
In Calabria, la pioggia non è mai solo pioggia. È memoria. È ferita. È un ricordo che torna ogni volta che il cielo si fa scuro: quello delle frane improvvise, delle case trascinate via, delle strade che si aprono come pagine strappate. Il terremoto del 1905 aveva già insegnato qualcosa a questi territori — che la terra non è mai del tutto ferma, che costruire qui significa fare i conti con una natura che non perdona le approssimazioni.
Eppure in mezzo al caos c’è sempre una Calabria che resiste. Chi spalanca la porta al vicino, chi offre un passaggio, chi scende in strada per liberare un tombino. La solidarietà, da queste parti, è un muscolo allenato da secoli — lo racconta ogni storia di questo territorio, anche quelle che sembrano parlare d’altro.
Il maltempo e la fragilità delle aree interne
La chiusura delle scuole di Martirano non è un dettaglio di cronaca. È una cartina di tornasole. I borghi delle aree interne calabresi vivono una doppia esposizione: al maltempo come evento fisico, e all’isolamento come condizione strutturale. Quando le strade si allagano o franano, questi paesi non hanno alternative — non ci sono percorsi secondari, non ci sono infrastrutture di riserva.
È la stessa fragilità che il Sarto racconta quando parla di turismo lento e di cosa manca per rendere questi territori davvero vivibili tutto l’anno. Il ciclone Harry ha messo in evidenza quello che in estate si dimentica: che stare in un borgo delle aree interne richiede infrastrutture solide, non solo paesaggi belli.
Il maltempo passa. Il cielo torna a schiarirsi. Ma la domanda resta: quanto siamo pronti, come territorio, ad affrontare la prossima volta?

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