
C’è un verso, in una canzone del 1981, che racconta un pastore senza nome e senza terra. Lo scrissero insieme Fabrizio De André e Massimo Bubola, e il verso d’apertura dice così: Dove fiorisce il rosmarino. È da lì che prende il titolo il libro di Clemente Ernesto Aiello, Dove fiorisce il rosmarino. La musica d’autore italiana da Modugno a Brunori Sas. Ma il gesto del libro è più semplice e più ambizioso insieme: raccontare come si è arrivati da Domenico Modugno a Brunori Sas, passando per Guccini, Battisti, Fossati, De André — tutti quelli che in qualche modo hanno scritto le canzoni che questo paese si è portato dietro per sessant’anni.
Il punto di partenza: Modugno, 1958
Aiello non è uno storico della musica nel senso accademico del termine. È un cantautore calabrese, nato a Martirano Lombardo nel 1959, che da oltre trent’anni studia il territorio e le sue narrazioni. Il suo sguardo è quello di chi ha vissuto la musica d’autore dall’altra parte del palco — e anche da fuori, dove la ascoltano quelli che non hanno un palco. Questo doppio sguardo rende il libro qualcosa di diverso da una enciclopedia delle canzoni.
Il punto di partenza è preciso: Domenico Modugno e Nel blu dipinto di blu, presentata al Festival di Sanremo nel 1958. Da lì parte una linea che attraversa l’innocenza degli anni Sessanta, il Sessantotto e la canzone di protesta, Guccini e la “parola che comanda”, gli anni Settanta della poesia e dell’impegno sociale, Fossati e il cantautore-artigiano, Milano e il cantautorato urbano, Battisti e Mogol e la rivoluzione melodica, le grandi voci meridionali, gli anni Ottanta delle macchine e del disincanto, le donne cantautrici, gli anni Novanta, il nuovo millennio, e infine gli anni Dieci di Brunori Sas e del nuovo cantautorato.
Quindici capitoli, sessant’anni, un unico filo
La struttura è cronologica, ma non è un manuale. Ogni capitolo è un pezzo di storia che si regge da solo — la storia di un periodo, di un sound, di un’idea di cosa significhi cantare le proprie storie. Le canzoni non sono elencate: sono raccontate. Le vite degli artisti non sono biografie sintetiche, ma scatti che illuminano un momento preciso.
C’è un capitolo su Ivano Fossati che è una meditazione su cosa significhi essere artigiani della parola in un’epoca di massa. C’è un capitolo su Milano che è anche una storia di emigrazione meridionale. C’è un capitolo sulle donne cantautrici che finalmente mette in fila Grazia Di Michele, Giuni Russo, Nada — e quelle che vengono dopo — senza che nessuno debba spiegare perché ci vuole un capitolo a parte.
Il Sud che cambia, la musica che resta
Il libro si inserisce in un filone più ampio: quello della narrazione del Sud che cambia. Aiello, che dirige anche Il Sarto delle Lumache — un magazine online dedicato alle storie dei borghi calabresi e del Sud contemporaneo — porta nel libro la stessa sensibilità che usa per raccontare Martirano Lombardo o Caccuri o Conflenti. La musica d’autore non è un fatto culturale astratto: è un fatto di territorio, di persone, di posti. Le canzoni vengono da qualche parte, e quel qualche parte ha un indirizzo.
«La canzone d’autore non è nata nei palazzi del centro», scrive nell’introduzione. «È nata ai margini — nelle case, nelle piazze, nelle voci di chi non salirà mai su nessun palco. Come il rosmarino: spunta dove niente vorrebbe crescere, e proprio lì profuma di più.»
Dove trovarlo
Dove fiorisce il rosmarino. La musica d’autore italiana da Modugno a Brunori Sas di Clemente Ernesto Aiello è disponibile su Amazon in formato cartaceo e Kindle.

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