C’è un algoritmo che ascolta la tosse

Gaia Bertolino, ricercatrice di Simeri Crichi, dottoranda all'Università di Cambridge in intelligenza artificiale applicata alla salute respiratoria

Simeri è una frazione di Simeri Crichi, comune in provincia di Catanzaro, che non trovi facilmente sulle mappe. Le case strette intorno a un silenzio che non ha niente di malinconico. È il silenzio di chi non ha bisogno di fare rumore per esistere.

Da lì viene Gaia Bertolino.

Oggi Gaia lavora all’Università di Cambridge su un sistema capace di riconoscere malattie respiratorie ascoltando la tosse di una persona. Non è fantascienza. È il risultato di anni di studio — anni trascorsi, quasi tutti, in Calabria.

La scelta che non era un ripiego

Quando Gaia si iscrisse all’Università della Calabria, studiare all’Unical veniva ancora percepito da qualcuno come una scelta di ripiego. Meglio andare fuori, meglio le università del Nord, meglio l’estero subito. Era un pregiudizio diffuso, e lei lo conosceva bene.

Ha fatto la triennale in Ingegneria Informatica all’Unical. Poi la magistrale, sempre lì, specializzandosi in intelligenza artificiale. La laurea magistrale è arrivata nel luglio 2025.

Oggi, da Cambridge, guarda a quel percorso con la chiarezza di chi ha potuto confrontare: restare in Calabria si può, e si può imparare davvero tanto.

Non è nostalgia. È una valutazione tecnica.

Il filo che porta a Cambridge

La svolta arriva durante la magistrale. Gaia vuole capire se la ricerca è davvero la sua strada e decide di fare un tirocinio all’estero. Attraverso una collaborazione tra l’Unical e Cambridge, approda nel gruppo della professoressa Cecilia Mascolo — ricercatrice italiana tra le più stimate nel campo dell’informatica applicata alla salute.

Tre mesi. Abbastanza per capire. Abbastanza perché arrivasse la proposta di candidarsi per un dottorato.

Gaia accetta. Viene ammessa.

L’intelligenza artificiale che sa dire «non lo so»

Il dottorato che sta svolgendo a Cambridge riguarda l’intelligenza artificiale applicata alla salute respiratoria. Il materiale di lavoro sono i cosiddetti audiorespiratori: registrazioni di tosse, di respiro, di segnali vocali. Suoni che contengono informazioni — e che un sistema addestrato può imparare a leggere.

L’obiettivo non è sostituire il medico. L’obiettivo è arrivare prima: un prescreening, un primo segnale d’allarme, qualcosa che attraverso uno smartphone possa suggerire quando è il momento di rivolgersi a un professionista. Utile soprattutto in telemedicina, utile per monitorare nel tempo chi è già stato dimesso da un ospedale.

Ma la parte più interessante del lavoro di Gaia è un’altra.

Riguarda il modo in cui questi sistemi dovrebbero comunicare con le persone. Non tabelle e percentuali. Modelli capaci di capire una domanda in linguaggio naturale e rispondere in modo comprensibile. E soprattutto: modelli capaci di fermarsi. Di riconoscere i propri limiti. Di dire non ho abbastanza dati per risponderti invece di inventare una risposta plausibile.

In ambito medico, un sistema che non sa tacere è pericoloso. La diagnosi resta al medico. L’intelligenza artificiale è uno strumento — e uno strumento affidabile è quello che conosce i propri margini.

È una lezione che vale anche fuori dai laboratori. L’intelligenza artificiale è fallace. I sistemi più avanzati sbagliano, inventano fonti, producono risposte convincenti e inesatte. Il giudizio finale resta umano. Sempre.

Cambridge, che ricorda Catanzaro

A Cambridge Gaia vive in un ambiente fortemente internazionale. Ricercatori da ogni parte del mondo, una comunità italiana presente in diversi ambiti, una città che — racconta con un sorriso — le ricorda Catanzaro per le dimensioni e per il fatto che ci si muove soprattutto in bicicletta.

Il filo con l’Unical non si è spezzato. Continua con collaborazioni scientifiche con docenti ed ex colleghi dell’ateneo calabrese. Simeri è lontana, ma non è scomparsa. È una storia che conosce bene anche Saverio Stranges, partito da Scopamisi e approdato ai vertici della ricerca internazionale senza spezzare il filo. O Rocco Petrone, il figlio di Sant’Angelo d’Alife che dalla Basilicata arrivò a guidare il programma Apollo: la sua storia la raccontiamo qui.

Il nodo

Il dottorato dura quattro anni. Gaia è ancora all’inizio.

Davanti a lei ci sono anni di ricerca, probabilmente altre opportunità, altri laboratori, altre città. Ma quando arriva la domanda che accompagna ogni giovane calabrese che parte — tornerai? — la risposta non ha esitazioni.

Spero di riuscire a tornare per ridare alla mia terra quello che mi ha dato fino a ora.

Non è una promessa sentimentale. È la logica di chi ha capito che le radici non pesano: portano.


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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 84 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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