Ci sono mestieri che non lasciano traccia. Nessun oggetto finito da mostrare la sera, nessuna misura del lavoro fatto. Solo un gesto, ripetuto finché non diventa invisibile persino a chi lo compie.
La cassiera di un supermercato è una di queste figure. La incontriamo ogni giorno e ogni giorno la dimentichiamo. Passa i prodotti sul nastro, batte i prezzi, conta il resto. Dà la voce a un totale e la mano a una moneta. E intanto, senza saperlo, cuce.
Perché è questo che fa, se la si guarda davvero: cuce la giornata degli altri. Ogni cliente è un punto. Ogni scontrino un filo tirato e annodato. La spesa di una famiglia, la cena di chi vive solo, il pane di una vecchia che parla poco — tutto passa dalle sue mani, e lei tiene insieme quel via vai come si tiene insieme un tessuto: senza farsi notare, perché il buon cucito è quello che non si vede.
Noi crediamo che il Sud non sia un luogo sulla carta geografica. È un modo di stare al mondo, uno sguardo. E questo sguardo lo si può posare ovunque ci sia una vita in attesa dietro un vetro. Anche in un borgo di mare della Liguria, dove le case color pastello si affacciano sull’acqua e le barche dormono tirate in secco. Anche lì, dietro una cassa, c’è una ragazza che guarda fuori. Il mare è a due passi, e lei è ferma. Conta le ore come si contano le monete del resto: una per una, fino a sera.
Ci fermiamo su di lei, non per pietà — la pietà è un’altra forma di distrazione — ma per giustizia. Perché una persona che passa le sue giornate a dare qualcosa a chi non la guarda merita almeno di essere guardata una volta. Merita che qualcuno, dall’altra parte del nastro, alzi gli occhi e la veda intera.
Non chiediamo che quella ragazza cambi vita. Chiediamo solo che, per un momento, il gesto invisibile diventi visibile. Che la mano che dà il resto venga riconosciuta per quello che è: la mano di chi tiene in piedi, un cliente alla volta, la trama ordinaria dei giorni.
È da questo sguardo che nasce, a volte, una canzone. «Supermercato di Varazze» prova a fare esattamente questo: fermarsi su una cassiera e restituirle, per la durata di un brano, la dignità di una regina. Chi sia quella ragazza non ha importanza — o meglio, ce l’ha solo perché potrebbe essere ognuna. È la cassiera di Varazze e quella del nostro paese, quella che abbiamo salutato stamattina senza guardarla in faccia.
Il buon cucito non si vede. Ma tiene. E ogni tanto vale la pena voltarsi, e dire grazie a chi cuce le nostre giornate senza che ce ne accorgiamo.
«Supermercato di Varazze» è un brano di Clemente, disponibile su Spotify, YouTube e tutte le piattaforme digitali.
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