Il filo che non arriva

Immagine editoriale de Il Sarto delle Lumache

Conosciamo un cantiere. Lo conosciamo da fermo.

Non importa quale, non importa dove — al Sud ce n’è uno per ogni paese, riconoscibile dalla recinzione arrugginita e dal cartello che annuncia un’opera con una data che è già passata. Lo guardiamo da tempo. Abbiamo imparato a riconoscere, dietro la promessa scritta in grande, la lentezza scritta in piccolo.

Diciamolo subito, perché è da qui che parte tutto: al Sud non manca il finanziamento. Manca la traduzione. Le risorse arrivano, i numeri si annunciano, i fondi vengono stanziati. Poi qualcosa si spezza nel tragitto tra la promessa e la mano, e l’opera resta dov’era. Il Sud, prima ancora di essere un luogo sulla carta geografica, è questa distanza: la misura di quanto si perde tra ciò che ci viene detto e ciò che ci arriva.

C’era della stoffa buona, questa volta. Tagliata su misura per il Mezzogiorno, abbondante come non se ne vedeva da decenni. Miliardi destinati alla Calabria, distribuiti su scuole, strade, acqua, dissesto, sanità. La materia c’era tutta. Era già nelle nostre mani.

Ma una stoffa, da sola, non è un abito. Ci vuole il filo. Il filo è quella cosa invisibile che tiene insieme i pezzi — è il tecnico che mancava nell’ufficio, è la firma che non arrivava, è il tempo amministrativo che si allungava mentre il calendario correva. E il filo, al Sud, si spezza facile. Si spezza negli enti svuotati di chi quei progetti doveva seguirli. Si spezza nelle macchine comunali rimaste senza ingegneri, senza tecnici, senza le mani capaci di reggere l’ago.

Lo dicono anche i numeri, per chi li vuole leggere: poco più di un terzo delle opere è arrivato a compimento. Il resto è stoffa stesa sul tavolo, tagliata e mai cucita. Ma noi i numeri li lasciamo a chi fa i conti. A noi interessa il cantiere fermo, perché lì il dato ha una recinzione, un cartello, una data scaduta.

Così resta l’abito che nessuno indosserà. Finanziato, progettato, annunciato. Disteso sulla carta in tutta la sua bella misura. E mai cucito addosso a nessuno. È la forma più amara dello spreco: non quella di chi non aveva niente, ma quella di chi aveva tutto e non è riuscito a metterlo insieme.

Torniamo al cantiere. È sempre lì, fermo come l’abbiamo lasciato all’inizio. Ma adesso lo guardiamo sapendo cosa significa quella recinzione: significa che la stoffa più preziosa, quella che non si ricuce mai, non era il denaro. Era il tempo. E il tempo, a differenza dei fondi, non lo ristanziano.

La redazione del Sarto delle Lumache


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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 83 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.