Il “go” che viene dalla roccia

Ritratto ufficiale di Rocco Petrone, protagonista dell'articolo su Sasso di Castalda e il 'go' che ha cambiato la storia
OFFICIAL PORTRAIT: PETRONE, ROCCO-A-DR.

Il “go” che viene dalla roccia

Sasso di Castalda, Basilicata. 720 abitanti. 949 metri sul mare. E una parola sola che ha cambiato la storia dell’umanità.


C’è una parola che il mondo intero conosce senza sapere da dove viene.

“Go.”

Rocco Petrone
OFFICIAL PORTRAIT: PETRONE, ROCCO-A-DR.

Il 16 luglio 1969, alle 9:32 del mattino, a Cape Kennedy, Florida, un uomo di un metro e novanta pronunciò quella parola davanti a ventimila tecnici in ascolto. Quattro ore prima aveva bloccato il conto alla rovescia per una perdita di idrogeno sul secondo stadio del razzo. Aveva deciso in pochi minuti. Aveva detto: si va. E aveva firmato con quel gesto la missione più importante della storia moderna.

Il razzo era il Saturn V. La navicella era l’Apollo 11. Gli astronauti erano Armstrong, Aldrin, Collins.

E quell’uomo — Rocco Petrone, direttore di tutte le operazioni di lancio della NASA — era figlio di due contadini emigrati da un paese aggrappato a uno sperone di roccia nell’Appennino lucano.

Quel paese si chiama Sasso di Castalda.


Il borgo che non si vede dalle guide

Non lo trovate nelle liste dei “dieci borghi più belli della Basilicata”. O meglio: ci finisce, ogni tanto, ma per il ponte tibetano. Per l’adrenalina. Per i turisti del fine settimana che vogliono l’avventura a basso costo.

Sasso di Castalda ha 720 abitanti oggi. Ne aveva oltre 2.600 nella seconda metà dell’Ottocento. La matematica dello spopolamento è quella solita, quella che conosciamo a memoria: l’Unità d’Italia, le tasse, la miseria, i piroscafi verso l’America.

Il paese sorge a 949 metri sul livello del mare, arroccato sul Saxum — un enorme sasso che lo sovrasta come una sentinella. Intorno, il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano. Cervi. Boschi. Il Fosso Arenazzo che scorre in basso, invisibile fino a quando non ci sei sopra.

U Sàsse, lo chiamano in dialetto.

Il Sasso. Come se il paese e la roccia fossero la stessa cosa. Come se uno non potesse esistere senza l’altro.


Antonio e Teresa

Nel febbraio del 1921, Antonio e Teresa Petrone lasciarono Sasso di Castalda con una valigia e un biglietto per l’America.

Non erano i primi. Non erano gli ultimi. Erano due dei tanti contadini meridionali che in quegli anni prendevano la strada del porto di Napoli e sparivano oltre l’orizzonte — la stessa rotta che, quarant’anni dopo, avrebbe preso Carmelo Fato, il sarto di Martirano Lombardo, con la sua libretta nera di debiti mai saldati.

Arrivarono a New York poche settimane prima che gli Stati Uniti chiudessero i porti con il Quote Act del 1921 — la prima grande legge anti-immigrazione americana. Se fossero partiti un mese dopo, forse sarebbero rimasti. Forse Rocco non sarebbe mai nato nel modo in cui nacque.

Ma partirono in tempo. E si stabilirono nello Stato di New York, nella contea di Montgomery, poco distante dalla città.

Nel 1926 nacque Rocco — l’ultimo di tre fratelli. Non aveva ancora sei mesi quando il padre morì, travolto da un treno mentre lavorava come casellante.

Teresa rimase sola con tre figli in un paese straniero. Avrebbe potuto tornare. Scelse di restare.


Da West Point alla Luna

Rocco Petrone era alto, robusto, con i tratti inconfondibili del figlio di contadini del Sud. Lo chiamavano “la tigre di Cape Canaveral”. Lo chiamavano anche “il computer con l’anima.”

A diciassette anni entrò all’Accademia militare di West Point grazie al merito scolastico. Si laureò poi al MIT — il Massachusetts Institute of Technology — in ingegneria meccanica. Divenne ufficiale dell’esercito americano. Lavorò allo sviluppo del missile Redstone, il primo missile balistico degli Stati Uniti.

Nel 1960 passò alla NASA. Nel 1966 divenne Direttore delle operazioni di lancio al Kennedy Space Center. Coordinò il programma Apollo dall’assemblaggio del Saturn V — sei milioni di pezzi, 110 metri di altezza — fino al momento del lancio. Cinque mesi di lavoro, ogni volta. “Maratone di cinque mesi”, le chiamava lui.

Comandava ventimila persone.

Il suo metodo era semplice: proibito sbagliare. Proibito divagare. Prima del lancio camminava per la sala di controllo quaranta minuti, uno per uno, per guardare negli occhi i suoi tecnici e assicurarsi che fossero presenti. Davvero presenti.

Il mattino del 16 luglio 1969, quattro ore prima del lancio, i monitor segnalarono una perdita di idrogeno liquido sul secondo stadio del razzo. Una anomalia che in altri contesti avrebbe imposto lo stop. Il blocco della missione. Forse il rinvio di mesi.

Petrone valutò. Decise. Autorizzò il proseguimento.

Alle 9:32 disse “go.”

Il Saturn V si sollevò dalla rampa. Armstrong sarebbe arrivato sulla Luna quattro giorni dopo.


La parola che Sasso di Castalda non sa di aver pronunciato

C’è una cosa che vale la pena fermarsi a pensare.

Quel “go” — la parola che ha aperto la strada all’impresa più grande del Novecento — veniva da lì. Da quel paese di 720 anime aggrappato alla roccia lucana. Dalle mani di Antonio e Teresa, che nel 1921 avevano caricato una valigia e preso un piroscafo senza sapere dove stavano andando davvero.

Da Sasso di Castalda non partì solo una famiglia. Partì, senza saperlo, anche il direttore del lancio della missione Apollo.

Rocco Petrone tornò in Italia durante la guerra, da soldato americano, a cercare la nonna. Tornò poi come uomo della NASA, a far capire al mondo da dove veniva. La sua risposta era sempre la stessa, semplice e senza fronzoli, come ricorda Piero Angela che lo incontrò a Cape Kennedy: “Sì, sono italiano, e vengo dal paese di Sasso di Castalda, in mezzo alle montagne della provincia di Potenza.”

Morì nel 2006, a ottant’anni, a Palos Verdes Estates, California. Nella sua casa sul Pacifico.

Nel 2017, il paese ha costruito il “Ponte alla Luna” — un ponte tibetano di 300 metri sospeso a 102 metri di altezza sul Fosso Arenazzo. Lo ha chiamato così in suo onore. È diventato il ponte tibetano a campata libera più alto del mondo.

Il Kennedy Space Center ha intitolato a lui il proprio Centro di controllo.

Un paese di 720 abitanti. Un ponte verso il cielo. Un nome inciso sul centro che ha mandato l’uomo sulla Luna.


Cosa dice di noi questa storia

La domanda che questa rubrica si porta sempre dietro è una sola: cosa dice il borgo del Sud di oggi?

Sasso di Castalda dice questo.

Dice che il Sud ha dato al mondo cose enormi — e spesso non lo sa. Dice che l’emigrazione non è solo una ferita: è anche una traiettoria. I Petrone partirono senza niente. Portarono con sé la fame, la caparbietà, i tratti mediterranei che i giornalisti americani riconobbero subito sul volto di Rocco a Cape Canaveral.

E portarono — senza saperlo — il “go” che ha portato l’uomo sulla Luna.

Sasso di Castalda oggi conta 720 abitanti. Continua a spopolarsi, lentamente, come tutti i borghi dell’Appennino del Sud. Ma sul Fosso Arenazzo c’è un ponte che si chiama “Ponte alla Luna.” E quel nome non è una trovata turistica.

È una risposta.

Finché ci sarà qualcuno che, da questi paesi di roccia e silenzio, parte — e porta con sé qualcosa che cambia il mondo — il Sud non sarà mai un deserto. Lo sa Saverio Stranges, che da Scopamisi è arrivato a dirigere un dipartimento universitario in Canada. Lo sa Lucy Fato, che dalla sartoria del padre è arrivata ai vertici di Wall Street.


Rocco Petrone (1926–2006) fu Direttore delle operazioni di lancio al Kennedy Space Center e in seguito Direttore dell’intero programma Apollo. Figlio di emigranti lucani originari di Sasso di Castalda (Potenza), si formò a West Point e al MIT. Il Centro di controllo del Kennedy Space Center porta oggi il suo nome. Il “Ponte alla Luna” di Sasso di Castalda — il ponte tibetano a campata libera più alto del mondo — è stato costruito in suo onore nel 2017.


Il “go” che viene dalla roccia è il secondo episodio di 52 Borghi, 52 Storie — un viaggio settimanale nel Sud Italia attraverso i luoghi e le persone che lo custodiscono. Non raccontiamo i borghi. Raccontiamo ciò che i borghi dicono sul Sud di oggi.

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 84 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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