C’è un modo in cui le notizie arrivano nei paesi piccoli, ed è quasi sempre lo stesso: non con un comunicato, ma con un silenzio che si allunga troppo. A Martirano, in questi giorni, si parla di una voce — un possibile accorpamento della parrocchia di Martirano Antico con la Basilica di Conflenti — che nessuno ha confermato, ma che nessuno ha nemmeno smentito. E in un paese di poche centinaia di anime, il silenzio non è mai neutro: si riempie da solo, con la memoria di quello che è già successo una volta.
Un momento di cambiamento, questo è certo
Che la Diocesi di Lamezia Terme sia attraversata da una fase di riorganizzazione è un fatto, non una voce. Il Vescovo, Monsignor Serafino Parisi, ha incontrato nei giorni scorsi i nuovi parroci, amministratori parrocchiali e rettori che dal primo ottobre entreranno nelle comunità loro assegnate. Nel comunicato ufficiale si parla esplicitamente di un “graduale processo di rinnovamento”, e alcuni accorpamenti sono già scritti nero su bianco: Amato con Miglierina, le tre storiche parrocchie di Decollatura riunite sotto un unico parroco. Un disegno complessivo, dunque, che sta ridisegnando la mappa pastorale di un intero territorio.
Martirano e Conflenti, in quell’elenco, non compaiono. È una precisazione che dobbiamo alla precisione prima ancora che al lettore: nessun documento ufficiale, ad oggi, cita un accorpamento tra le due comunità. Ma proprio perché il disegno esiste ed è già in corso altrove, la domanda che i martiranesi si fanno non è ingenua: se è toccato ad Amato, a Decollatura, perché non dovrebbe toccare anche a noi? Nessuno, finora, ha risposto.
Una ferita che il paese conosce già
Per capire perché questa voce pesi così tanto a Martirano, bisogna sapere che non sarebbe la prima volta. Martirano fu sede vescovile autonoma dall’XI secolo — le prime attestazioni documentarie risalgono al 1058, quando papa Stefano IX la cita come suffraganea di Salerno. Per oltre settecento anni la diocesi resistette a terremoti, incendi e saccheggi: quello del 1638, quello devastante del 1783, l’incendio che nel 1929 distrusse gran parte del suo archivio durante una sommossa popolare. Il suo territorio comprendeva, oltre a Martirano, anche Motta Santa Lucia, Scigliano e — appunto — Conflenti: la stessa Conflenti di cui oggi si parla come possibile nuova sede di riferimento. Un intreccio antico, che oggi torna a bussare.
Poi arrivò il 1818. Con la bolla De Utiliori di papa Pio VII, la diocesi di Martirano fu soppressa e il suo territorio annesso a quello di Nicastro. Le cronache dell’epoca raccontano di proteste popolari per la perdita dell’antica sede — un dettaglio che oggi suona quasi profetico. Il titolo sopravvisse solo come onorificenza, ripristinato più di un secolo e mezzo dopo, nel 1969, da Paolo VI: un vescovo titolare, senza più territorio, senza più fedeli da governare. Un nome su una carta, non più una comunità.
Cosa significherebbe, davvero, per chi resta
Un accorpamento parrocchiale non è mai solo una linea su un organigramma diocesano. Significa un parroco che non risiede più in paese, ma fa la spola tra due o tre comunità. Significa messe che si diradano, un catechismo che si riorganizza altrove, un funerale che aspetta la disponibilità di un sacerdote che non è più “il nostro”. Significa, soprattutto, che la festa patronale — quella data fissa nel calendario di ogni paese calabrese, quella che richiama a casa chi è emigrato — smette di essere decisa da chi vive lì, e diventa una voce nell’agenda di qualcun altro.
Per una comunità come Martirano, che ha già visto la propria diocesi cancellata duecento anni fa e il proprio comune raso al suolo dal terremoto del 1905, ogni nuova perdita di autonomia non è un fatto amministrativo tra tanti. È un capitolo che si aggiunge a una storia già lunga di ricominciare, di tenere insieme un’identità nonostante tutto voglia disperderla.
Il peso di una voce non confermata
Non sappiamo se la voce sia fondata. Non lo sa, con certezza, nemmeno chi la racconta nei bar e nelle piazze del paese. Sappiamo che la Diocesi sta effettivamente riorganizzando le sue parrocchie, sappiamo che alcuni piccoli centri sono già stati accorpati, e sappiamo che il silenzio su Martirano — né conferma, né smentita — lascia la comunità sospesa, senza gli strumenti per prepararsi né per opporsi.
Una parola chiara, da qualunque parte arrivi, costerebbe poco e restituirebbe molto: la dignità di sapere, prima che decidere, che tocca a un vescovo, non a una voce di paese. Il Sarto delle Lumache continuerà a seguire la vicenda, con lo stesso principio che ci guida sempre: raccontare solo quello che sappiamo per certo, e distinguerlo con chiarezza da quello che, per ora, resta soltanto una voce. Ma restiamo in ascolto — e chiediamo, apertamente, che a questo silenzio segua presto una risposta.
Clemente E. Aiello

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