Rete dei Borghi della Calabria: la cucitura che ancora manca

Vicolo in pietra di un borgo calabrese, case addossate lungo una strada acciottolata

C’è un punto, in ogni cucitura, in cui il filo tiene ma il tessuto no. È lì che si vede se il lavoro è stato fatto bene, o solo annunciato. La Regione Calabria ha appena dato il via libera definitivo alle Linee Guida per l’adesione alla Rete dei Borghi della Calabria, la mappa ufficiale che dovrebbe riconoscere e sostenere i piccoli comuni della regione. Noi, che di borghi viviamo — non li visitiamo, li abitiamo — abbiamo steso il tessuto sul tavolo, per vedere se regge.

Cos’è la Rete dei Borghi della Calabria

È la mappa ufficiale con cui la Regione Calabria riconosce e sostiene i piccoli comuni che conservano la struttura urbanistica originaria, beni storici e naturalistici fruibili e una produzione artigianale, agroalimentare o vinicola riconoscibile.

I criteri: una cucitura stretta

Per entrare nella Rete non basta un centro storico grazioso da fotografare. Le nuove linee guida chiedono che il borgo conservi la struttura urbanistica originaria, che i suoi beni storici e naturalistici siano fruibili anche fuori stagione, e che esista una produzione artigianale, agroalimentare o vinicola riconoscibile. È una selezione rigida, pensata — dicono da Catanzaro — per evitare che la Rete diventi un elenco di buone intenzioni.

Il criterio ha un pregio: non premia la cartolina. Chiede una comunità viva, non solo un vicolo bello da fotografare. Ma una selezione rigida, senza risorse altrettanto solide dietro, rischia di lasciare fuori proprio i paesi che avrebbero più bisogno di entrarci.

Il filo che manca

Le linee guida sono un tessuto approvato. I bandi operativi, quelli che trasformano un criterio in un euro speso, non lo sono ancora. È il punto sollevato in Consiglio regionale, con una nota che chiede alla Giunta di pubblicare al più presto gli strumenti attuativi: i comuni minacciati dallo spopolamento, si legge, non hanno bisogno di altre mappe, ma di risorse spendibili subito.

Non è una polemica che ci riguarda per partito preso. Ci riguarda perché la distanza tra una norma scritta e un euro arrivato è la distanza in cui un borgo può ancora spopolarsi, mentre la carta dice che è stato «riconosciuto».

Cosa significa per un paese come il nostro

Martirano Lombardo non è nella cronaca di questi giorni, ma potrebbe leggersi in ogni riga di quei criteri. Ha una storia da raccontare — quella della ricostruzione dopo il terremoto del 1905, quella di una comunità che si è rialzata con l’aiuto di chi era lontano — e ha, come tanti paesi dell’entroterra, il problema opposto a quello della cartolina: non gli manca l’identità, gli manca chi resta per viverla tutto l’anno.

Se la Rete dei Borghi vuole davvero essere una cucitura e non un’etichetta, dovrà misurarsi con paesi come questo: non i più fotogenici, ma i più veri. Lo scriveremo, borgo dopo borgo, nella nostra rubrica settimanale — perché la narrazione, per noi, è già un atto di cittadinanza, con o senza bando regionale.

Chiudere il punto

Una rete si giudica dalle maglie che tiene, non da quelle che promette. La Regione ha steso il tessuto. Ora tocca ai bandi, e poi ai fatti, dimostrare che il filo regge fino in fondo. Noi, nel frattempo, continuiamo a cucire — un racconto alla settimana, un borgo alla volta.

Fonte: CN24TV

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 83 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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