Il Sud che non ha fretta

Sentiero sterrato tra prati e alberi, cammino di campagna

Mentre le spiagge si affollano, il Sud sceglie un’altra velocità. E per la prima volta i numeri gli danno ragione.

C’è un modo di stare al Sud che non ha mai avuto bisogno di ombrellone né di lettino in prima fila.

È il Sud dei sentieri, delle campagne, dei borghi che si attraversano a piedi invece che in coda in tangenziale verso il mare. Per anni è stato il Sud di chi non aveva altra scelta, o di pochi appassionati. Oggi, per la prima volta, i dati Ismea dicono che è diventato una scelta di massa — e che il Mezzogiorno la sta cavalcando meglio di tutti.

Un mercato da due miliardi

Il turismo lento — agriturismi, cammini, borghi, cibo e vino al posto di monumenti da spuntare in fretta — vale oggi due miliardi di euro in Italia, con una crescita del 140% rispetto al periodo della pandemia. Le strutture agrituristiche hanno superato quota 26mila. Le attività agricole collegate muovono un giro d’affari di 15 miliardi.

Non sono numeri da nicchia. Sono il segno che qualcosa, nel modo in cui gli italiani scelgono le vacanze, si è spostato per davvero.

Il Mezzogiorno corre più veloce di tutti

Ed è qui che la notizia riguarda noi da vicino. Secondo Ismea, la Sicilia guida la crescita con un +8,9%, seguita dalla Basilicata (+3,3%) e dalla Campania (+2,2%). Il Lazio corre ancora più forte, +22,5%, ma è un caso a parte: lo spinge il Giubileo, un evento irripetibile. Il Sud, invece, cresce senza bisogno di un anniversario a fare da traino. Cresce sul suo passo normale.

Il Cammino di San Nilo

Tra le mete emergenti c’è un itinerario che vale la pena raccontare per esteso, perché dice qualcosa di più profondo dei numeri: il Cammino di San Nilo. Claudio Bocci, presidente dell’associazione Cultura del Viaggio, lo definisce uno dei segreti meglio custoditi del turismo lento italiano.

Parte da Sapri, arriva a Palinuro: cento chilometri divisi in otto tappe, tra il Parco Nazionale del Cilento, il Vallo di Diano e gli Alburni. Boschi, gole, fiumi, borghi medievali. Ma il cuore del cammino non è il paesaggio — è quello che il paesaggio nasconde.

Sulle tracce dei monaci bizantini

Camminare quei cento chilometri significa attraversare le tracce della cultura bizantina: grotte cenobitiche scavate da monaci che vivevano di preghiera e silenzio, affreschi sopravvissuti ai secoli, tradizioni religiose che i borghi custodiscono ancora senza saperle sempre spiegare.

E qui il cammino smette di essere solo campano. I percorsi bizantini attraversano anche la Calabria, la Basilicata, la Puglia. L’itinerario Niliano — lo stesso San Nilo, il monaco di Rossano che fondò l’abbazia di Grottaferrata — collega Rossano a Grottaferrata toccando venti comuni, molti dei quali proprio nel Cilento. Un filo che parte dalla Calabria e arriva fino al Lazio, cucito da un uomo che visse mille anni fa e che ancora oggi dà il nome a un sentiero che qualcuno sceglie di percorrere a piedi.

Cosa dice di noi questa storia

Noi il Sud non lo raccontiamo per le cartoline, e nemmeno per le classifiche del turismo. Ma questa volta i dati e il nostro modo di guardare le cose vanno nella stessa direzione.

Il Sud che cresce di più non è quello degli stabilimenti balneari pieni all’inverosimile a Ferragosto. È quello che si percorre lentamente, che chiede tempo invece di offrire spettacolo, che si merita solo camminandoci dentro. Per una volta, la lentezza — quella che noi scegliamo come principio editoriale, non come rassegnazione — è anche quella che il mercato sta premiando.

Non è un dettaglio da poco. Per decenni ci hanno detto che il Sud doveva rincorrere, modernizzarsi, accelerare per competere. I numeri di quest’estate dicono l’esatto contrario: sta vincendo restando fedele al proprio passo.

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Clemente Ernesto Aiello per Il Sarto delle Lumache 🐌

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 84 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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