C’è una fotografia della scorsa edizione che spiega la cosa meglio di qualunque comunicato. L’abbiamo scattata noi, di notte, in un vicolo di pietra con le case addosso. Sulla sinistra un ragazzo tiene uno strumento a corde stretto al petto. Accanto a lui un anziano con la coppola ha la testa piegata verso le corde, come chi controlla un lavoro che conosce da prima. Al centro due uomini ballano: uno ha il braccio teso e il passo già cominciato, l’altro — mezzo fuori campo — gli risponde alzando il suo. Intorno, la gente in cerchio. Qualcuno riprende col telefono. Qualcuno guarda i piedi dei ballerini per capire come si fa.
Non c’è un palco. È l’unica cosa che serve sapere prima di tutto il resto.
Cinque giorni, e nessuno spettatore
Dal 27 al 31 luglio 2026 Conflenti, nel Reventino-Savuto, ospita la XII edizione di Felici & Conflenti – Tramandamenti della Cultura Musicale del Reventino. La formula è quella del workshop residenziale diffuso: si abita il paese, non si assiste a un programma. I pranzi si spostano ogni giorno — la Villetta Comunale, la località Ardano, l’antico mulino di Conflenti Superiore — e si mangia allo stesso tavolo tra partecipanti, abitanti, docenti e suonatori.
Il progetto è nato dall’idea di Alessio Bressi, che ne cura anche la direzione artistica, e di Antonella Stranges. È promosso dall’Associazione Felici & Conflenti, presieduta da Giuseppe Gallo, con il coordinamento scientifico dell’etnomusicologo Christian Ferlaino, ricercatore all’Università della Calabria. La settimana intensiva di laboratori si tiene a Conflenti d’estate dal 2014.
Nelle cronache di questi giorni ricorre una formula: la festa di comunità più grande della Calabria. Non ci interessa il superlativo, e non lo verifichiamo. Ci interessa il meccanismo, che è più raro del primato.
La domanda che il festival si è fatto prima di cominciare
Il 6 luglio, tre settimane prima dei tamburi, nella Sala consiliare del Municipio di Conflenti si è tenuto un incontro intitolato «I paesi, le loro memorie, la sfida per la democrazia». Attorno al tavolo l’antropologo Vito Teti, la storica Antonella Tarpino, il saggista Marco Revelli e Christian Ferlaino.
Vale la pena fermarsi su questo dettaglio, perché è il dettaglio che separa un festival estivo da un presidio. Prima di suonare, Felici & Conflenti si è chiesto pubblicamente che cosa siano i paesi: se archivi fermi o energia civile, se luoghi marginali o spazi di futuro. È la stessa domanda che ci facciamo ogni settimana, e che avevamo attraversato raccontando la paesologia di chi non è mai partito. Una festa che si interroga prima di divertirsi non è una festa: è una posizione.
Visora, dove il suono torna dove stava
C’è un punto del programma che a noi dice più di tutti gli altri. Mercoledì 29 luglio, alle 19, nella Basilica della Madonna della Quercia di Visora si tiene la «Serenata a Maria», a cura di Padre Fedele Mattera, con Le Zampogne di Altrocanto insieme ad Antonio Giordano e Giuseppe Riccardi.
Quel santuario nel 2028 arriverà ai quattrocentocinquant’anni dalle apparizioni. Ha visto secoli di gente che arrivava a piedi, e la zampogna non è un ospite: è uno strumento devozionale che quelle mura conoscono. Nel pomeriggio dello stesso giorno, e in quello precedente, il sagrato e la Casa del Pellegrino ospitano i laboratori per bambini — bolle di sapone, ceramica. Lo stesso spazio, nello stesso giorno, tiene insieme i bambini e i quattro secoli e mezzo. Non è folklore montato per l’occasione: è un luogo che continua a fare quello che ha sempre fatto.
Il 29 è anche la giornata del paesaggio: alle 10 parte «Confluenze Sonore», il trekking verso il Monte Reventino curato da Conflenti Trekking con Francesco Bevilacqua. Si cammina in salita, si ascolta, si arriva al mulino. Il paesaggio non è lo sfondo del suono: ne è la ragione acustica.
Il punto che tiene è quello che non si vede
Per tutta la durata del festival si lavora sul serio. Danza tradizionale del Reventino con Andrea Bressi e Serena Tallarico, una delle forme coreutiche più particolari della Calabria. Canto tradizionale con Giuseppe Gallo. Zampogna della Presila con Giuseppe Muraca e Christian Ferlaino. Organetto diatonico con Loris Paola e Daniele Gallo.
Attorno arrivano i suonatori di tradizione da altri territori: Montemarano il 27, Saracena con l’associazione A Pide Ferme il 28, San Mango d’Aquino il 29, e i Canterini di Rogliano per un concerto aperitivo in Piazza Pontano. Il sapere non scende da una cattedra: passa di lato, da mano a mano, e l’oralità fa tutto il lavoro.
Il simbolo scelto per questa dodicesima edizione è una farfalla. Cambiare forma restando la stessa cosa. Bressi lo dice in una riga che vale il doppio del resto: la tradizione «si tramanda, cambia e continua a generare nuove forme».
Quello che resta della fotografia
Noi il mestiere lo guardiamo da sartoria, e da sartoria una cosa la sappiamo: il punto che tiene una stoffa non è quello che si vede. Il punto decorativo sta in superficie e serve a essere ammirato. Il punto che regge sparisce dentro il tessuto, e nessuno lo nota fino a quando non cede.
Un patrimonio immateriale funziona così. Non si conserva esponendolo. Si conserva nel passaggio — dalle dita di un anziano a quelle di un ragazzo, dai piedi di chi balla agli occhi di chi sta imparando guardando i piedi. Il passaggio è invisibile per definizione: dura un secondo e poi è già dentro qualcun altro.
Per questo torniamo alla fotografia. Il ragazzo con le corde, l’anziano con la testa piegata sopra, la pietra del vicolo bagnata di luce gialla. Non stava succedendo uno spettacolo. Stava succedendo una cucitura.
Il programma completo delle cinque giornate è sul sito dell’Associazione Felici & Conflenti.
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