Il battito lontano di Scopamisi

Saverio Stranges
Saverio Stranges

Il battito lontano di Scopamisi Storie dai Borghi del Sud — Episodio 1 della serie 52 Borghi, 52 Storie

L’ho incontrato per caso.

Era lunedì 8 giugno 2026, una mattinata assolata di prima estate, e camminavo per le strade di Conflenti senza nessuna intenzione particolare. Le strade del borgo a quell’ora hanno una luce specifica — quella che si poggia sulle pietre e le fa sembrare più vecchie di quanto siano davvero.

Lui veniva dall’altra parte. Maglietta, pantaloncini, cappellino in testa per ripararsi dal sole già forte. Come uno qualunque del paese che esce a prendere aria.

Difficile, in quell’uomo, riconoscere il professore che presiede un intero dipartimento universitario in Canada. Difficile pensare che quelle mani sono le stesse che hanno firmato pagine di epidemiologia studiate nelle università di mezzo mondo.

Eppure era lui. Saverio Stranges. Tornato come ogni anno alle sue radici.

E forse è questa la prima cosa da dire, prima di tutto il resto: la grandezza, quando è vera, non ha bisogno di esibirsi. Cammina in pantaloncini per le strade del paese del padre, in una mattina qualunque di giugno.


Scopamisi, il borgo dentro il borgo

Per capire chi è Saverio bisogna prima sapere dov’è Scopamisi.

Non la trovate facilmente sulle carte turistiche. È una piccola località rurale immersa nel verde dell’entroterra montano calabrese, alle pendici del Monte Reventino. Una frazione di Conflenti — il borgo di circa milletrecento abitanti che custodisce, tra le sue pieghe, anche il celebre Santuario della Madonna della Quercia di Visora.

Poche case. Molto silenzio. Una di quelle terre dove le pietre sembrano conoscere il nome di ogni famiglia che le ha calpestate.

A Scopamisi il vento che scende dal Reventino non porta solo il profumo dei boschi. Porta anche la memoria di chi, da questa terra, ha dovuto staccarsi per guardare il mondo.

Da qui affondano le radici paterne di Saverio. Da qui è partito qualcuno, generazioni fa, che ha aperto la strada a chi sarebbe venuto dopo.


Da Napoli al mondo

Il percorso di Saverio Stranges è il ritratto di una mente che non si è mai fermata.

Nato in Italia, si è laureato in Medicina e specializzato in sanità pubblica e medicina preventiva all’Università Federico II di Napoli — una delle più antiche università statali del mondo. Da lì è partito un viaggio che gli ha riempito il passaporto di timbri: il dottorato in epidemiologia alla University at Buffalo, negli Stati Uniti. Poi di nuovo in Europa, all’Università di Warwick in Inghilterra, dove ha diretto la formazione accademica in sanità pubblica. Quindi il Luxembourg Institute of Health, come direttore della Population Health.

E infine il Canada. La Western University, dove oggi presiede — al suo secondo mandato — il Dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica.

Dirige anche The Africa Institute della stessa università, con responsabilità di ricerca che arrivano fino ai paesi a basso reddito dell’Africa subsahariana.

Pagine di scienza che hanno viaggiato più lontano di quanto avrebbero mai potuto fare i suoi nonni contadini — come quelle di Rocco Petrone, figlio di contadini di Sasso di Castalda, che da un borgo lucano arrivò a dirigere il lancio dell’Apollo 11.


La cura come filo che attraversa il tempo

C’è una cosa strana, quando ci si ferma a pensarci.

La ricerca di Stranges si occupa di prevenire le malattie studiando ciò che sembra più quotidiano: l’alimentazione, l’attività fisica, il sonno, i determinanti sociali della salute. Le condizioni concrete in cui le persone vivono, invecchiano, si ammalano o restano sane.

La scienza moderna chiama tutto questo epidemiologia, sanità pubblica, salute delle popolazioni.

Ma cos’è la prevenzione, in fondo, se non un antico gesto di cura?

Quando si guarda la sua carriera non si vedono solo titoli accademici. Si vede la stessa ostinazione di chi, nei borghi come Scopamisi, ha sempre saputo che la salute si costruisce nella vita di tutti i giorni — in quello che si mangia, in come si vive, in quanto ci si prende cura gli uni degli altri. La tecnologia cambia. Il borgo resta. La missione no.


Il ritorno annuale

Nonostante il prestigio internazionale e i numerosi impegni istituzionali in giro per il mondo, Saverio è rimasto legatissimo alle sue radici paterne e al paese di Conflenti, dove torna almeno una volta all’anno per i profondi legami di affetto e amicizia che nutre verso la comunità conflentese.

Non è il professore che rientra. È un uomo che torna a riprendere fiato nel silenzio di quei vicoli. È la conferma che il Sud non è solo un posto da cui si parte — è anche un posto a cui si ritorna.

Si ritorna perché si ha bisogno. Perché certe radici non sono catene — sono ancore. E senza ancora una nave va dove la corrente la porta, non dove vuole andare.


La grandezza che cammina in pantaloncini

L’ho incontrato per caso, dicevo.

Quella mattina di lunedì 8 giugno, sotto il sole già forte. Maglietta, pantaloncini, cappellino.

Se non avessi saputo chi era, sarebbe passato come uno qualunque. Magari un uomo che torna al paese per l’estate. Niente nei suoi gesti diceva dipartimento universitario, ricerca internazionale, istituti in tre continenti.

Ed è qui la storia vera del Sud che vogliamo raccontare. Non quella dei grandi annunci o dei riconoscimenti pubblici. Quella dei nostri uomini e delle nostre donne che hanno conquistato il mondo — come Lucy Fato, figlia del sarto di Martirano Lombardo, arrivata ai vertici di Wall Street con la caparbietà ereditata dal padre.

Finché ci sarà qualcuno che, dopo aver toccato i vertici della scienza mondiale, torna a guardare il tramonto dalle montagne di Scopamisi in maglietta e pantaloncini — il nostro Sud non sarà mai un deserto.


Il Dr. Saverio Stranges è Chair del Dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica della Western University, in Ontario, Canada, dove è anche direttore di The Africa Institute. Formatosi all’Università Federico II di Napoli, ha lavorato negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Lussemburgo prima di approdare in Canada. Le sue radici paterne sono a Conflenti, nella frazione di Scopamisi, alle pendici del Monte Reventino, in provincia di Catanzaro.


Il battito lontano di Scopamisi apre la serie 52 Borghi, 52 Storie — un viaggio settimanale nel Sud Italia attraverso i luoghi e le persone che lo custodiscono. Non raccontiamo i borghi. Raccontiamo ciò che i borghi dicono sul Sud di oggi.

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 84 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

3 Commenti

  1. Bellissima riflessione. Dà il senso di orgoglio a comunità che hanno proiettato il loro capitale umano in tante parti del mondo.

  2. Quello che a detto e verità mio padre a la terra pure a scopamisi e andava dalle case popolari a piedi con una cariola e fare il suo dovere per portare un pezzo di pane 🍞 per mandare avanti la propria famiglia se no si fa sacrifici nella vita non si fa non ai rispetto nella vita e questo l.obbietivo di raggiungere ciò che vogliamo raggiungere un obbiettivo

  3. Sono stato a Conflenti pochi anni fa con Saverio e suo fratello, ho rivisto l’Italia bella che ho sempre desiderato, la natura, e il modo di vivere semplice di questi luoghi che raccontano tante belle storie di vita vissuta.

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