«Noi la sera mettiamo il maglioncino»

Il viale dei tigli all'ingresso di Martirano Lombardo illuminato da luminarie tricolori in una sera d'estate
Il viale dei tigli all'ingresso di Martirano Lombardo, luogo simbolo del turismo lento del Reventino

Mentre la Calabria brucia oltre i 40 gradi, a Martirano Lombardo la sera si esce con il maglioncino. Non è una battuta. È il turismo lento raccontato dal clima, non dalle brochure.

Ieri sera, come ogni sera d’estate, il viale dei tigli respirava. Una brezza sottile, che scende dal Reventino e trova la valle prima di sciogliersi verso il mare. La stessa brezza che nostro nonno chiamava semplicemente «l’aria fresca», senza aggettivi, come si chiamano le cose che ci sono sempre state.

Nello stesso momento, cinquanta chilometri più giù in linea d’aria, il termometro di una stazione Arpacal segnava quarantatré gradi. E non erano i quarantatré di una città di pianura qualsiasi: erano i quarantatré del Cosentino, del Crotonese, della Locride. Erano i quarantuno gradi di Sant’Agata del Bianco, il paese dell’Aspromonte dove nacque Saverio Strati — e dove, in questi giorni, anche l’aria che lui aveva scritto sembra faticare a respirare.

Il paese che dorme con la coperta

La settimana scorsa, in un articolo che ha fatto discutere, il Sarto ha scritto che Martirano Lombardo può vivere di turismo lento e non lo sta facendo. Molti hanno letto quella frase come una provocazione teorica. In queste ore ne stiamo avendo la prova più concreta possibile: non una statistica, non uno studio, non un bando — il termometro.

Un lettore del Sarto, martiranese emigrato da trentadue anni per lavoro, ci ha scritto proprio ieri raccontando le sue serate al paese: «mi copro», dice, «quando dormo». In una Calabria che vive giornate da record termico, questa frase pesa come un manifesto. Non è nostalgia. È una constatazione climatica.

Perché mentre il Sud che si stende sulla costa cerca ombra all’ombra e paga cinquecento euro a notte per una stanza con l’aria condizionata sopra i trenta gradi di temperatura interna, il Sud che sta a quattrocento metri di quota, con le montagne alle spalle e il mare vicino ma non addosso, dorme senza staccare la corrente. E la mattina, quando apre la finestra, sente il canto delle cicale, non il ronzio del climatizzatore del vicino.

Il turismo lento non è un progetto. È un microclima

Chi negli ultimi anni ha investito milioni per costruire il concetto di «turismo lento» dovrebbe fare una gita nei borghi del Reventino durante un’ondata di calore come quella di questi giorni. Scoprirebbe una cosa scomoda: quello che loro devono ancora inventare, qui esiste da sempre. Non serve un’app, non serve una piattaforma, non serve un consorzio. Serve una sera d’estate qualunque, un viale, un maglioncino leggero, e la capacità di stare zitti abbastanza a lungo da sentire il vento.

Il paradosso è questo: la ricchezza che il resto del mondo sta cercando — il tempo lento, il clima gentile, la notte fresca — è esattamente ciò che i borghi montani calabresi hanno in abbondanza e non sanno di avere. O peggio, sanno di avere ma non sanno di poter raccontare.

Cosa dovrebbe fare un paese come Martirano

Non stiamo chiedendo cartelloni, brochure patinate, spot promozionali. Non serve trasformare un borgo in una vetrina. Serve, semmai, il contrario: raccontare esattamente quello che c’è. La brezza. Il maglioncino. La corrente d’aria che entra dalla finestra alle quattro di mattina. La quiete che permette di sentire il rumore della propria mente.

Perché in un’estate come questa, in una Calabria come questa, chi vive a Milano o a Brescia o a Zurigo e trentadue anni fa è partito da qui non sta più pensando «d’estate torno giù a fare il bagno». Sta pensando: «d’estate torno su, dove si respira». È lo stesso movimento, ma capovolto — e cambia tutto.

Il Sarto e il termometro

Il bollettino di questi giorni dell’Arpacal parla di picchi che si spegneranno solo da mercoledì, quando una nuova corrente atlantica riporterà la Calabria dentro l’estate normale. Fino ad allora, tre giorni interi in cui il differenziale climatico tra pianura e collina, tra costa e viale dei tigli, sarà la miglior campagna pubblicitaria che i nostri borghi possano ricevere. Gratis. Naturale. Impossibile da smentire.

A noi, che il Sarto lo cuciamo lentamente, resta il compito più semplice e il più difficile: dirlo. Senza vittimismo, senza cartolina, senza pretesa. Solo raccontare che stasera, quando la valle giaceva ancora nel forno dei quarantatré gradi, noi — quassù, tra i tigli — abbiamo tirato fuori un maglioncino dal cassetto. E non ci sembrava strano.

Ci sembrava, semplicemente, casa.

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Clemente Ernesto Aiello per Il Sarto delle Lumache 🐌

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Informazioni su Clemente Ernesto Aiello 85 Articoli
Clemente Ernesto Aiello è il direttore de Il Sarto delle Lumache. Cantautore, scrittore e ricercatore storico, nato nel 1959 a Martirano Lombardo, dove vive e lavora. Autore di oltre quattordici opere, tra cui 'La Nascita di Martirano Lombardo' e 'Born Twice: The Story of Martirano Lombardo'. Studioso del territorio calabrese da oltre trent'anni.

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